PROFONDO GIALLO

DELITTO MATTARELLA. «Chi sparò a Piersanti stava ridendo e aveva gli occhi di ghiaccio»

La fotografia scattata da Letizia Battaglia che ritrae l’attuale Presidente della Repubblica che soccorre il fratello

«Mio nonno viene considerato da tutti una vittima di mafia, ma da quello che sta emergendo dalle indagini più recenti sembra esserci dell’altro. No, non è stata solo Cosa nostra a uccidere Piersanti Mattarella..». Gli stessi occhi chiari del nonno, lo stesso sguardo pulito, ma deciso, Piersanti Mattarella, 34 anni, nel giorno del 41esimo anniversario dell’uccisione dell’ex presidente della Regione, avvenuta il 6 gennaio 1980 sotto gli occhi atterriti della moglie Irma Chiazzese e dei figli Bernardo e Maria, fa fatica a parlare di quella tragedia che irruppe con violenza sulla sua famiglia e sull’intera regione. Quegli spari che uccisero anche il sogno di una nuova Sicilia. «Già dopo l’omicidio – dice Piersanti Mattarella junior -, le indagini avevano fatto emergere qualche traccia di infiltrazioni che non fossero solo mafiose. Ma forse, ai tempi, anche dal punto di vista della ricostruzione storica, non sembrava possibile che un omicidio potesse essere commesso non solo da membri di Cosa nostra. Una circostanza che è, invece, emersa con chiarezza negli ultimi anni di storia giudiziaria». Mattarella aggiunge: «Ai tempi, probabilmente, era una intuizione del singolo piuttosto che una convinzione diffusa che la mafia potesse uccidere in collaborazione con altri…». Il giudice Giovanni Falcone, dopo il delitto, spiccò un mandato di arresto nei confronti dell’ex componente dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) Valerio “Giusva” Fioravanti, che poi fu assolto. «Mia nonna ha riconosciuto l’andatura e lo sguardo del killer in Fioravanti…». Ma di più non vuole aggiungere Piersanti. Irma Chiazzese, vedova di Piersanti Mattarella, all’epoca disse agli inquirenti: «Il killer aveva occhi di ghiaccio». E aggiunse: «Aveva l’andatura di un orso» e mentre sparava «sorrideva». La vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa. E non definitiva. Come mandanti sono stati condannati all’ergastolo i boss della commissione di Cosa nostra, da Totò Riina a Michele Greco, con gli altri esponenti della cupola, da Bernardo Provenzano a Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci. L’inchiesta, però, non è riuscita a identificare né i sicari né i presunti mandanti esterni. Nel 2018 la procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta sull’omicidio.

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