Il ritrovamento del corpo senza vita di Martine
Cronaca
L’uomo oggi vive in una villa faraonica nei dintorni di Torino

Delitto Martine: sospettato un noto industriale dal passato in Sudamerica

L’identikit dell’omicida: 80 anni, amante di night, Ferrari e belle donne

Nell’ambiente delle “belle di notte” la chiamavano la Parigina. Era alta, affascinante, smaliziata. Sapeva come attirare su di sé l’attenzione. Era brava a sedurre gli uomini, soprattutto quelli che contavano qualcosa nella Torino che si preparava a salutare per sempre i formidabili anni Sessanta. Era finita tra le lenzuola di banchieri, industriali e playboy, nei letti dei rampolli più in vista della città. Uno di quei ragazzi della “Torino bene” è diventato poi un noto industriale, un uomo importante e facoltoso. Oggi ha quasi ottant’anni e vive ancora all’ombra della Mole. Ma soprattutto è sospettato di aver ucciso la Parigina Martine Beauregard.

Il fascicolo sul delitto della giovane prostituta di origini francesi è stato riaperto a quasi cinquant’anni dai fatti, grazie alla testimonianza di una donna che ha spiegato di conoscere il nome dell’assassino. La signora si è presentata in Questura, a Torino, nel gennaio di un anno fa. Ha chiesto di parlare con un investigatore, ha detto di avere informazioni importanti su un misterioso episodio accaduto in un’epoca lontana e ormai dimenticata. Ha cominciato a raccontare di un omicidio, di una giovane donna strangolata, di indagini che si erano arenate troppo in fretta e di una confessione fatta in punto di morte.

«Prima di andarsene – ha spiegato guardando dritto negli occhi il poliziotto della Squadra Mobile che l’aveva invitata a riferire la verità – mio marito mi ha parlato di questa ragazza, di una certa Martine che faceva la prostituta. Mi ha detto che conosceva il suo assassino e poi ha fatto un nome». Quel nome appartiene a una persona ancora in vita, a un ex industriale che oggi ha quasi ottant’anni e che nel 1969, quando Martine Beauregard venne assassinata, si godeva la vita nei locali che facevano tendenza nella città che era capitale dell’industria dell’auto. Belle donne, Ferrari, fiumi di champagne e di denaro. Poi il corpo seviziato di Martine venne ritrovato cadavere alle spalle dell’ippodromo di Vinovo e l’uomo della “Torino bene” che l’aveva frequentata prese un aereo e partì per il Sudamerica.

Si fermò per qualche tempo al di là dell’Atlantico, attese che le acque si calmassero e tornasse il sereno. Nel frattempo le indagini del commissario Giuseppe Montesano misero nel mirino un primo sospettato, Ugo Goano. Poi un secondo uomo, Carlo Campagna, si autoaccusò falsamente del delitto. Goano finì in galera e tornò libero dopo qualche tempo grazie a un alibi che risultò inattaccabile, Campagna fornì invece una ricostruzione del delitto che apparve subito fantasiosa. Ma fu chiaro che né l’uno né l’altro avevano ucciso Martine.

Ugo Goano era un figlio della “Torino bene” che viaggiava su una Dino rossa spider e frequentava night club, tabarin e belle donne. Carlo Campagna, detto Charlie Champagne, era il figlio di un noto industriale che aveva accumulato una fortuna vendendo in Italia macchine calcolatrici Comptometer. E poi c’era il terzo uomo, un loro amico, un personaggio che col tempo sarebbe diventato ricco e importante. E forse anche un assassino. È stato lui a uccidere Martine Beauregard? Il caso adesso è riaperto, il fascicolo recuperato. È sulla scrivania del pubblico ministero Andrea Padalino. Ma solo il tempo dirà se il giallo della prostituta strangolata potrà essere finalmente risolto.

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