Cronaca
Le indagini

Delitto di via Valdieri, altri cinque indagati per l’omicidio di Vito Amoruso [FOTO E VIDEO]

Il commerciante, ucciso nell’ottobre del 2015 a Torino, era rimasto vittima di un’estorsione “architettata” dal suo ex socio. Già in cella l’autore materiale del raid e il complice che gli fornì l’arma

La Procura di Torino ha notificato 7 avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di altrettanti indagati coinvolti, a vario titolo, nelle indagini sull’omicidio del commerciante torinese Vito Amoruso, avvenuto sotto la sua abitazione in via Valdieri il 22 ottobre del 2015.

GIA’ IN CARCERE DUE PERSONE
Nell’ambito delle indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino con la collaborazione dei carabinieri del Ris di Parma e della compagnia di Mondovì, sono già finiti sotto la lente della magistratura e sottoposti a custodia cautelare in carcere, dal luglio scorso, Daniele Uberti, 44 anni, consigliere comunale e piccolo imprenditore, nonché esperto cacciatore, di Battifollo, nel Cuneese, e Thomas Mura, 25, di Mondovì, falegname e compagno di caccia di Uberti.

LE ACCUSE CONTRO UBERTI E MURA
Nei loro confronti sono stati acquisiti gravi e convergenti elementi di responsabilità per l’assassinio del commerciante, come ritenuto anche dal gip che ha emesso il provvedimento cautelare (nel caso di Uberti con contestuale convalida del fermo).

LA SCENA DEL DELITTO
Secondo gli inquirenti, il delitto sarebbe stato commesso materialmente da Uberti il quale avrebbe esploso un colpo di fucile mentre la vittima era di spalle. Mura è invece accusato di aver fornito l’arma all’amico – un fucile da caccia non registrato – nonché l’auto con la quale appostarsi sotto casa di Amoruso e poi darsi alla fuga, una Cinquecento Abarth (a cui era stata tolta la targa). Non solo. Il falegname di Mondovì, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato anche presente nel momento in cui la vittima veniva assassinata: attendeva Uberti all’interno della 500 nera poi ripresa dalle videocamere della zona.

LE MINACCE ESTORSIVE ALLA VITTIMA
Indagini più ampie – che hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’omicidio e gli ultimi anni di vita, sia personale che imprenditoriale della vittima – hanno poi permesso anche di procedere a carico di altri 5 indagati. E’ stato infatti possibile individuare non solo chi ha ceduto a Uberti l’arma poi utilizzata per uccidere Amoruso, ma anche di accertare le gravi pressioni di natura estorsiva (pur se non collegate all’esecuzione del raid mortale) attuate nei confronti del commerciante da un suo ex socio in affari.

AMORUSO ERA STATO MINACCIATO
In particolare è stato accertato che l’8 luglio del 2015, alle 7.30, all’uscita del suo portone Vito Amoruso era già stato avvicinato da due stranieri i quali, armati di pistola, gli avevano intimato di accettare le condizioni dettate dal suo ex socio (ritenuto il mandante dell’azione estorsiva) per definire i reciproci rapporti patrimoniali conseguenti alla cessazione di una comune attività commerciale.

TROVATI IN POSSESSO DI UN’ARMA E ARRESTATI
Peraltro quelli che sono ritenuti i due esecutori materiali dell’estorsione sono stati arrestati in flagranza il 16 aprile 2016 dai carabinieri di Pietra Ligure (Savona), in quanto in possesso di una pistola illecitamente detenuta. Un ulteriore avviso di garanzia è stato notificato ad un altro torinese, ritenuto concorrente nei fatti estorsivi in quanto intermediario tra il mandante e gli autori materiali dell’estorsione.

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