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Decreto Sostegni-bis, «rilevante e variegato, ma mancano alcune norme molto attese»

Intervista alla deputata torinese Jessica Costanzo, del Gruppo Misto

Il decreto Sostegni-bis, atteso ormai dallo scorso 22 aprile, quando il Parlamento aveva approvato lo scostamento di bilancio da 40 miliardi di euro, è stato finalmente varato giovedì 20 maggio dal Consiglio dei ministri.

«I ristori a fondo perduto previsti ammontano complessivamente a 15,4 miliardi – commenta la deputata torinese Jessica Costanzo – Mancano alcune norme molto attese, come ad esempio il cosiddetto “superbonus per le imprese”, oppure ristori per tutte le aziende avviate nel 2019 che siano davvero adeguati alla spesa per il personale o a quello per l’investimento effettuato. Ma, nel complesso, il pacchetto di misure è rilevante e variegato».

Quali altri novità importanti ci sono, secondo lei?

«Tra le misure principali, oltre ai ristori, l’istituzione fino al 31 ottobre 2021 del contratto di rioccupazione, con l’azzeramento dell’onere contributivo per l’azienda per sei mesi, che si configura come contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e mira a incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori disoccupati. È poi prevista la proroga del blocco dei licenziamenti al 28 agosto per le aziende che chiedono la cassa Covid entro fine giugno. Dal primo luglio le aziende che utilizzano la cassa ordinaria non dovranno pagare le addizionali a condizioni che non licenzino. C’è poi una norma che avevo più volte richiesto e cioè un bonus spesa, affitto e bollette per le famiglie in difficoltà, finanziato con un fondo di 500 milioni di euro per l’anno 2021».

Ritiene ci siano anche delle criticità?

«Va fatta una considerazione sulla concreta applicabilità di tutte queste misure. Forse non tutti sanno che perché una norma possa produrre effetti concreti, nella maggior parte dei casi occorrono i famosi “decreti attuativi”, cioè dei decreti emanati dai Ministeri competenti che specifichino e chiariscano nel dettaglio tutte le misure approvate dal Parlamento. Il più delle volte per approvare questi decreti occorrono mesi, quindi per vedere una norma produrre i suoi veri effetti bisogna aspettare molto tempo. Occorrerebbe a mio parere una minore enfasi negli annunci, perché rischiano di essere fuorvianti».

Ultimamente si è poi tornati a parlare molto di sicurezza sul lavoro.

«Le tragedie delle ultime settimane hanno riacceso i riflettori su un tema ricorrente perché mai risolto. La soluzione, mi spiace dirlo, non è certo quella dell’ennesima Commissione d’inchiesta parlamentare. Un primo passo da compiere ci sarebbe. Con l’avvio dell’Ispettorato nazionale del lavoro nel 2015 il ruolo degli ispettori territoriali di Inps e Inail è a esaurimento, cioè significa che non verranno rimpiazzati dai rispettivi enti. Il ministro Orlando ha promesso assunzioni, speriamo mantenga la parola, ma i concorsi sono in ritardo. Segnalo infine tutto lo studio prodotto con l’indagine conoscitiva da me richiesta in Commissione Lavoro alla Camera. Lì si trovano molte risposte al problema: occorre solo trasformare le idee in atti concreti».

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