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L’EDITORIALE

Daspo verde

Un gruppetto di ambientalisti ha fatto irruzione in un ristorante londinese dove pranzava il famoso regista 96enne David Attenborough, autore di magnifici documentari sulla natura. Lo hanno insultato rimproverandogli di essersi limitato a riprendere la natura) senza citare i danni ad essa arrecati dall’uomo. Le zanzare ambientaliste cercavano solo visibilità, e assalendo un monumento vivente della divulgazione scientifica l’hanno ottenuta.

Lo stesso discorso vale per il ristorante stellato invaso, sempre a Londra, dagli ecotalebani che rimproveravano allo chef di proporre nel suo menu la carne, cibo inquinante ed ecologicamente insostenibile. La polizia ha sgomberato il locale, ma nel tafferuglio i clienti se ne sono andati e lo chef ci ha rimesso l’incasso. E l’ultima moda degli assalti alle opere d’arte nei musei? Imbrattamenti delle tele (per fortuna scelgono quelle protette da vetro, altrimenti andrebbero fucilati sul posto) e autoincollamenti al muro dei dimostranti.

E il blocco delle tangenziali nelle ore di punta? Le zecche verdi sono passate all’offensiva, senza che gli si faccia nulla. Mica giusto. I gadani che irrompono sul terreno di gioco durante le partite di calcio sono quasi scomparsi da quando le Tv, per tacito accordo, hanno smesso di riprenderli. E comunque hanno tutti e sempre ricevuto il Daspo, cioè il divieto di accedere a qualsiasi evento sportivo. Bisognerebbe fare lo stesso agli ultras verdi: un bel Daspo (divieto di accesso sportivo) da chiamare Dacul (divieto di accesso culturale) che li tenga fuori per anni da musei, teatri, festival e mostre. Tra l’altro la parola Dacul sarebbe perfetta, perché descrive la loro faccia.

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