Cesare Bocci e Tiziana Foschi
Spettacolo
CESARE BOCCI

«Io e Daniela più forti della malattia»

Tutto esaurito al Teatro Gioiello da domani a domenica per “Pesce d’aprile”

Più di diecimila copie in meno di un anno per il “Pesce d’aprile” di Cesare Bocci, pubblicato da Sperling & Kupfer, e tutto esaurito a teatro per la pièce omonima che il vice di Montalbano sta portando in giro per l’Italia con Tiziana Foschi. E «il racconto di un grande amore che una malattia improvvisa ha reso ancora più forte» fa il tutto esaurito anche al Teatro Gioiello dove “Pesce d’aprile” va in scena da domani a domenica prossima per la regia dello stesso Bocci. Torna per il secondo anno sotto la Mole la versione teatrale del romanzo autobiografico che l’attore marchigiano ha scritto a quattro mani con la moglie Daniela Spada. «Lo scorso anno il pubblico torinese ci ha accolto benissimo e così abbiamo deciso di tornare – spiega l’artista -. Non ci aspettavamo di nuovo una risposta così ampia, tanto che abbiamo dovuto aggiungere una replica per domenica sera». Sul palco di via Cristoforo Colombo Bocci racconta una storia molto dolorosa, quella della moglie Daniela che 20 anni fa, dopo aver partorito, viene colpita da un ictus, il quale, non immediatamente diagnosticato, le causa una disabilità.

Perché l’idea del libro e poi dello spettacolo su questa triste vicenda?
«La nostra intenzione era di dare testimonianza di due persone che affrontano un difficilissimo problema, lo affrontano a testa bassa e anche se il problema non l’hanno risolto continuano però a vivere dignitosamente. Con questo libro volevamo dire di non aver paura della disabilità, di mostrarla per quello che è, e di mostrare come chi ne è rimasto colpito ci ha messo tutta la sua forza per riprendersi».

Come spiega il grande successo dello spettacolo?
«Lo spettacolo è un’iniezione di energia positiva. Si ride, si piange, ci si arrabbia, si riflette. La cosa più bella è vedere l’espressione serena e sorridente del pubblico quando esce. Per noi che abbiamo scritto il libro e che abbiamo vissuto questa esperienza vuol dire aver colto nel segno».

A Cesare Bocci non si può non chiedere quando lo vedremo di nuovo nei panni di Mimì Augello, il vice commissario della fortunatissima serie di Montalbano.
«Abbiamo girato tre nuovi episodi, dovrebbero andare in onda verso febbraio, marzo».

Quanto è legato al personaggio di Mimì?
«Tantissimo, è parte della mia vita, siamo stati insieme per 20 anni, siamo cresciuti insieme. Ma con la morte di Andrea (Camilleri, ndr.), di Alberto (Sironi, regista di Montalbano, ndr.) e di Marcello (Perracchio, il dottor Pasquano della serie) quest’epoca si è ormai conclusa. Io la finirei qui, questa, almeno, è la mia idea».

Da Montalbano al “Viaggio nella grande bellezza”, lo speciale di Canale 5 che l’ha vista nell’inedito ruolo di Cicerone tra i tesori del Vaticano…
«Quando mi offrono di fare delle cose belle accetto sempre, mi piace sperimentarmi e in questo speciale ho imparato tantissimo».

A breve la vedremo di nuovo su Canale 5 protagonista con Nino Frassica della nuova fiction “I fratelli Caputo”.
«Sì, saranno otto puntate trasmesse in quattro serate. Con Frassica mi sono trovato molto bene. Lui è vulcanico, creativo, spesso va a braccio».

Che cosa le piacerebbe fare in futuro?
«Siccome sono una persona molto curiosa e siccome mi annoia fare sempre le stesse cose, come stare sempre sul set o stare sempre a teatro, mi piacerebbe fare Sanremo. Come presentatore, come cantante o come tutte e due».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo