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Cronaca
IL FATTO

Dall’Ucraina fino a Caselle: «Non stiamo scappando, ma dei russi non ci fidiamo»

I passeggeri all’aeroporto di Torino assicurano: «La vita lì va avanti»

Il volo Ryanair da Kiev arriva pure in anticipo, dieci minuti, rispetto all’atterraggio previsto. Sopra, ci sono una sessantina di passeggeri. Studenti universitari, lavoratori, qualche famiglia. L’età media è piuttosto bassa. Ma facce preoccupate, all’uscita, non ce ne sono. «In Ucraina la vita va avanti normalmente, la gente va al cinema, a teatro, senza problemi, non c’è nulla che faccia pensare a una guerra imminente», dice, con una voce molto calma, Anna, giovane ricercatrice torinese, che si è ben coperta per il freddo. Spirano, ormai da un mese, venti di guerra tra Russia e Ucraina, e infatti il Ministero degli Esteri ha invitato i nostri connazionali, circa 2mila, a lasciare subito il paese.

Eppure, i volti di chi atterra all’aeroporto di Caselle, di rientro dalla capitale Kiev, non mostrano paura. «Io non ho visto segnali d’allarme – ripete Anna -. Sono stata a Odessa, per strada c’è un cantiere ogni tre metri, il business va avanti. Insomma, non mi è sembrato un clima pre-conflitto. Ed è già successo in passato, con tanto rumore per nulla. Tornare in Ucraina? Penso di sì, non credo ci siano problemi». Uno dei primi ad arrivare è Dimitri, trent’anni. E’ un ragazzo adottato, di Bila Cerkva, 85 chilometri dalla capitale. E’ un informatico. All’arrivo abbraccia la sua famiglia torinese, che non vede da ottobre. E dopo un caloroso abbraccio, smorza subito i timori: «In Ucraina è tutto tranquillo. Non c’è paura e non vengono diffuse notizie che fanno andare in panico la gente. Il panico semmai c’è fuori dall’Ucraina. Tornare? Certo che torno». Alla domanda se gli ucraini preferirebbero passare sotto il controllo russo, la risposta è netta: «No, basta Russia. Di Putin non si fida nessuno, gli ucraini vogliono entrare nell’Unione Europea». Nel frattempo, sopraggiungono altri passeggeri, dopo le lungaggini burocratiche perché fuori dall’aereo c’è la polizia che opera il controllo dei passaporti. Arriva Alina, cuffie in testa e borsello a tracolla. E’ una giovane manager, non mastica l’italiano ma parla un ottimo inglese. Ad aspettarla, il suo ragazzo, italiano. «Per gli ucraini è tutto calmo. Sono i telegiornali degli altri paesi che dicono che arriverà una guerra. Nessuno ci ha detto di fare qualcosa in particolare. Ma mia madre – racconta – è preoccupata ed è andata via di casa. Vuole proteggersi. Io non sono riuscita a portarla qui in Italia. Aiuterò da Torino la mia famiglia, se succederà qualcosa».

Col volo dalla capitale ucraina è arrivato anche Constantin: «Ero a Kiev – racconta – e non ho visto né militari né movimenti strani. Laggiù è tutto tranquillo, anche all’aeroporto. Ho parlato con tanta gente che abita a Kiev, nessuno pensa di scappare». «In Ucraina c’è qualcuno che ha paura, ma per ora a scappare non ci pensano», dice una donna, gli occhi coperti da spessi occhiali scuri, sbarcata a Caselle col figlio per ricongiungersi al compagno. Dopo averli abbracciati, l’uomo le dice: «Qui dicono che attaccheranno». «Sono parole, vediamo che succede», la sua risposta. Dunque, almeno a Caselle, la preoccupazione non c’è. Ben diverso da quanto si è visto in altri aeroporti, come a Fiumicino, dove diversi passeggeri appena sbarcati da Kiev raccontavano di clima di tensione per una possibile guerra.

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