Bicerin
I gusti di una volta
IL PIATTO FORTE

Dall’espresso fino al bicerin: Torino e Napoli unite dal caffè

Una bevanda che si lega al nome dell’imprenditore Moriondo

Pare che a chiamarlo caffè fu un papa, nel Cinquecento: papa Clemente VIII, considerando che il caffè era gustato dai soli turchi ottomani (infedeli), si prodigò per avvicinarlo alla cultura cattolica battezzandolo sul momento con il nome con il quale passò alla storia. “Questa bevanda del diavolo è così buona… che dovremmo cercare di ingannarlo e battezzarlo”, avrebbe detto. O forse no. Ma tant’è, a Ippolito Aldobrandini, alias Clemente VIII, non si poteva dire di no. Per la precisione: il cardinale Aldobrandini era nato a Fano, nelle Marche: a metà strada tra le due città d’Italia che hanno fatto la storia del caffè, vale a dire Torino e Napoli.

A Torino, come sappiamo, la tradizione del caffè fu dotta e nobile: i ricchi caffè cittadini (locali che presero il nome dalla bevanda approvata dal papa!) sono celebri in tutta Italia. Ma Napoli legò il caffè alla moda popolare. Nel 1786 l’autore de “Il cuoco galante”, Vincenzo Corrado, evidenziò a proposito della città partenopea: “Sebbene non sia il caffè, tra le generalità degli uomini, un genere di prima necessità, per la gente napolitana lo è assolutamente”. Nel XVIII secolo si sviluppò la figura popolaresca e affascinante del caffettiere, con i suoi contenitori con lo scuro nettare, delizia del palato. Tutti matti per il caffè, dunque.

La tradizione del caffè è così popolare a Napoli che ancora oggi identifichiamo una classica caffettiera con il termine “napoletana”. A Torino, però, il rito del caffè era più affettato: si mescolava con la cioccolata, inventando il piacevolissimo bicerin. Non solo: sotto la Mole si inventò anche l’espresso. Era nel lontano 1884, che Angelo Moriondo creò quella che possiamo considerare la progenitrice dell’odierna macchina espresso. Chi era? Moriondo, proprietario del Grand Hotel Ligure, si occupava anche di liquori e di cioccolato, come spesso accadeva ai proprietari dei locali. Divenne celebre per la sua invenzione, ma non guadagnò molto. Il brevetto della macchina con il “sistema A. Moriondo”, venne depositato il 16 maggio del 1884 con una durata pari a sei anni.

L’invenzione, con un nuovo brevetto del 20 novembre 1885, venne coperta a livello internazionale, anche se Moriondo non ebbe mai l’idea di sfruttarla a livello industriale.

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