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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Dalle lacrime alle promesse

Per Torino l’occasione di passare dalle lacrime alle proposte è arrivata con l’ingresso in campo di Mario Draghi che, da banchiere, ha voluto lanciare un messaggio chiaro: cominciamo con l’evitare la bancarotta. Bisognerà capire se per invertire la progressiva decrescita, cominciata nel 2008 e per cui le nostre tute blu oggi rischiano qualcosa che assomiglia a una lenta estinzione, basterà mettere insieme il “saper fare” di antica tradizione con la capacità di innovare. Non è un caso, infatti, che di fronte al “cahiers de doléances” portato a Roma da Comune e Regione dopo la beffa ricevuta da Stellantis sulla Gigafactory, spuntino dal cilindro alcune opportunità concrete. Dalla fabbrica di microchip della Intel, con un investimento da 20 miliardi che l’amministratore delegato Pat Gelsinger sarebbe pronto a dirottare in Italia e magari in Piemonte, alla “capitale dei videogiochi” che potrebbe trovare la propria sede alle rinate Ogr. Quasi a segnare, anche simbolicamente, una linea di continuità che dalla tradizione metalmeccanica e dell’industria pesante, possa rilanciare il volo di Torino nel futuro immateriale dei byte e delle imprese 4.0. Sempre che tutte le promesse vengano mantenute e non si tratti, ancora una volta, del pannicello caldo per placare il mal di pancia. Alberto Cirio e Chiara Appendino dovranno arrivare con le idee ben chiare a Roma, martedì mattina, per sedersi attorno al tavolo del ministro Giancarlo Giorgetti e cominciare a esaminare il “d oss ie r” sull’evoluzione del settore automotive e la creazione di una Gigafactory, primo tassello di un confronto che proseguirà su aerospazio e idrogeno. Senza tralasciare, però, la possibilità di istituire qui uno dei centri per l’intelligenza artificiale che faccia da raccordo con il sistema manufatturiero alla vigilia della transizione ecologica. Perché quella è la sfida che l’indotto dell’automobile dovrà saper affrontare a partire dalla componentistica, che ancora oggi gravita al 43% intorno a Fca. Automobili elettriche chiedono nuove tecnologie, ma anche investimenti in ricerca e formazione, infrastrutture che da qui al 2032 saranno potenziate da Terzo Valico e Tav. Ancor di più, sarà fondamentale la capacità di fare sistema, scrivere politiche industriali insieme con le imprese e le parti sociali, puntando a un unico obiettivo: la ripresa. L’esperienza, però, ci ha insegnato negli ultimi quindici anni, che disegnare orizzonti ambiziosi non basta, se poi la realtà ha restituito non solo la delocalizzazione del colosso Fiat, ma anche la perdita di posti di lavoro e competitività. Ora ci attendiamo fatti concreti, anche da quei tavoli alla cui inefficacia siamo altrettanto abituati, basti l’ultimo drammatico esempio di Embraco che, malauguratamente, coinvolge alcuni degli stessi protagonisti. In primis il ministro Giorgetti e la sottosegretaria Todde che, proprio ieri, annunciava dal Senato la volontà del Governo di «rilanciare lo sviluppo di tutta la filiera automotive». Al momento la prospettiva di riaprire il dialogo su Torino avrebbe già convinto Confindustria Piemonte e il suo presidente Marco Gay, che confida «nella trasversalità del dialogo, anche con la politica: può rappresentare un punto di forza per le nostre proposte». Stesso discorso vale per le piccole e medie imprese e l’artigianato. «Servono leve di attrattività perché arrivino gli investimenti, anche quello di Intel» chiarisce senza giri di parole il presidente di Api Torino, Corrado Alberto. E le garanzie che non si tratti di un bluff, dovrà metterle la politica. Oltre a Giorgetti, martedì, parteciperà al vertice anche la vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, per la quale è certamente necessario valorizzare il “know how” , «ma è evidente che, in assenza di politiche industriali e obiettivi precisi, la crisi rischia di cronicizzarsi». Tra gli industriali nostrani, qualche anno fa, circolava una battuta sulla difficoltà di considerare la politica come un alleato e non un semplice interlocutore. «Torino e il Piemonte sono stati sempre un’ottima cucina, con eccellenti materie prime, ma ha smesso di far uscire portate e piatti, per occupare il tempo a far discutere del menù i camerieri». Sognando lo stesso una stella sulla guide più prestigiose.

enrico.romanetto@cronacaqui.it

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