la torteria chivasso
Il Borghese

Dall’alto in basso

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Non ho ancora ben capito se quella della torteria di Chivasso sempre aperta, e dei suoi “aperitivi disobbedienti”, è una ribellione tout court oppure una manifestazione contro il rischio di non riaprire mai più, o solo una maniera di mutarsi in personaggio, di esportare una dinamica da social network nella vita reale.

«Non riconosco neppure l’autorità del prefetto» avrebbe detto la signora del locale di fronte alla disposizione di chiusura per cinque giorni, dopo una lunga sfilza di multe e anche una denuncia. E guai a criticarla, peraltro: se n’è già pentito anche il sindaco di Chivasso, che si è ritrovato minacciato (sempre sui social, e dove se no?) dai supporter della “ribelle”. La quale, se non riconosce il potere del prefetto né il valore delle leggi correnti, si affida però alla Costituzione, con tanto di articoli citati nel cartello affisso nel locale.

Povera la nostra Costituzione, che ciascuno vuole vestire del colore che meglio gli si confà, ritenendo che essa rappresenti una serie di diritti individuali, non di responsabilità collettive. E quando dico collettive, intendo per chi sta in alto e per chi sta in basso: questi ultimi devono rispettare le norme, anche quando vietano di vivere del proprio lavoro; i primi (inter pares, sarebbe auspicabile) devono fare in modo che gli altri siano sostenuti, non abbandonati a loro stessi.

Difficile, vero? Difficile anche rendersi conto che il proprio orticello non coincide con la comunità e che far di sé una bandiera non corrisponde a difendere o sostenere un’idea, tantomeno che ciò che è buono per noi lo sia anche per tutti gli altri. Ah, scusate: pensavate che parlassi ancora di quelli in basso?

andrea.monticone@cronacaqui.it

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