Madalina Ghenea
Spettacolo
L’INTERVISTA

«Dalla Romania a Hollywood: certo che credo nella fortuna»

Madalina Ghenea reduce dal successo “All you ever wished for”

Le passerelle, gli spot pubblicitari, il cinema, una parentesi (e che parentesi!) da conduttrice del Festival di Sanremo con Carlo Conti. Altissima e bellissima, Madalina Ghenea, nata trent’anni fa a Slatina, in Romania, è reduce dal successo al della commedia “All you ever wished for” diretta da Barry Morrow (già sceneggiatore di “Rain man – L’uomo della pioggia” con Dustin Hoffman). Ha fatto girare la testa a star come Gerard Butler, Leonardo Di Caprio, Michael Fassbender e il calciatore Kevin Prince Boateng: il suo animo da “gatta sexy” emerge sempre, anche quando non vorrebbe. Supermamma di Charlotte, avuta con l’imprenditore Matei Stratan, è uno dei volti del futuro dello showbiz.

Madalina, come definirebbe il suo film?

«Una fiaba che fa avverare i sogni. Il film parla dell’amore in tutte le sue forme e in tutte le sue possibilità».

La protagonista è una contadina diffidente, come si è trovata in questo ruolo?

«Molto a mio agio. Rosalia è un angelo del focolare, un personaggio essenziale. La parte l’ho trovata affascinante perché è una ragazza coraggiosa con una grande forza interiore, che sceglie di andare a vivere lontano da tutto per prendersi cura di sua nonna. È un personaggio che “rinuncia” ai propri sogni, che si sacrifica per amore, e io penso che questo sia importante da dire, perché tutti dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici».

Questo è un momento magico per lei: sono passati due anni dalla collaborazione in “Youth” con Sorrentino e dal Festival di Sanremo. Ora torna sul grande schermo e nel frattempo è diventata mamma.

«Nel 2016, dopo “Youth” e Sanremo, avevo preso casa a Los Angeles e assunto un agente immaginando una carriera lì. Poi però ho scelto di diventare mamma ed è arrivata Charlotte, un dono immenso».

Che tipo di mamma è?

«Premurosa. Non ho assunto una tata e questo fa capire quante paure abbia. Vedo Charlotte come una fine porcellana da custodire con attenzione».

Dove è nata la passione per il cinema?

«Sono cresciuta guardando la tv italiana, imitando Sophia Loren e Anna Magnani. A quindici anni sono andata a Milano per il mio primo lavoro nella moda. Il resto è venuto di conseguenza».

È mai stato “faticoso” essere così bella?

«Da ragazzina ero troppo alta, troppo magra, mi imbottivo i pantaloni. La gente fa fatica a crederlo, ma i complessi che hai da adolescente ti rimangono per sempre. Sono più felice quando posso dimostrare il mio talento: in “Razzabastarda” di Alessandro Gassmann avevo il viso attraversato da una cicatrice, in “Youth” mi rivelo a Paul Dano non così perfetta come sembra. La bellezza che preferisco è interiore. Quella del corpo prima o poi sfiorisce».

Lei è attiva nel volontariato. Come si è avvicinato a questo mondo?

«Provo un amore infinito per le persone speciali che trovi quando fai volontariato».

Crede nella fortuna?

«Sono nata nella sperduta Romania meridionale e sono arrivata a Hollywood…. Come non potrei?»

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