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Dalla musica metal all’orto: le passioni di mister Juric lontano dai campi di gioco

Quando disse: «Se vinco il derby ascolto Eros per un mese»

«Pur di vincere di nuovo il derby sarei stato disposto ad ascoltare per un mese intero Eros Ramazzotti». Così diceva qualche anno fa l’attuale tecnico del Torino Ivan Juric in un’intervista rilasciata alla rivista musicale “Rolling Stone”. Un sacrificio che l’allenatore croato avrebbe fatto volentieri ai tempi di Genova e del Genoa, nonostante sia un grande cultore della musica metal. «Il death metal è la mia passione – aggiungeva nella stessa intervista -. Band come Napalm Death, Obituary e Carcass, artisti veri».

Non solo musica metal e calcio. L’ex allenatore del Verona è anche un grande appassionato di vini. «Il Barolo è il mio preferito – aveva svelato -, scorre meglio con il cibo». Rispetto all’Amarone che qualche dirigente del Verona gli aveva regalato. Ma, come dimostrato da quando è sbarcato sotto la Mole, il tecnico nato a Spalato il 25 agosto del 1975 non disdegna anche una buona pinta di birra scura, rigorosamente Guinness. Nella città di Romeo e Giulietta aveva un orto dove coltivava pomodori, peperoncino, cetrioli: «Anche le fragole quando è il periodo». Per rilassarsi Juric ama fare lunghe passeggiate lungo il fiume. A Verona era l’Adige, a Torino, il Po. «Mi aiuta ad allontanare lo stress», ammetteva. Magari fumando una sigaretta: il tabacco da rollare, infatti, ce lo ha sempre a portata di mano. A Torino, assieme alle sue tre donne (la moglie Irena, Carla e Lucia), ha scelto di vivere in una casa tra il centro e San Salvario. «Lo sento come il quartiere più vicino alle mia caratteristiche – aveva detto in una recente conferenza stampa -: bello, vivace, divertente…». Intanto la città gli è già entrata nel cuore: «Non me la immaginavo così suggestiva – aveva raccontato -, infatti con la mia famiglia abbiamo aspettato prima di decidere il quartiere dove vivere. Sono contento della nostra nuova svolta nella vita, anche per mia figlia che è iscritta al liceo classico (al Gioberti, ndr) e qua a Torino potrà crescere bene e con una mentalità aperta»,

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