Foto di repertorio (fonte: Depositphotos)
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IL PROTOCOLLO

Dal 18 maggio si ritorna a dire messa. Sì alle mascherine, no all’acqua santa

Niente strette di mano e canti, comunione con i guanti. Un piano per gli oratori

Nell’elenco della ripartenza del Paese nella “fase 2” era contemplato (quasi) tutto, ad eccezione delle messe. Il grande punto interrogativo è stato sciolto nella mattinata di ieri dal governo, dopo un lungo confronto con la Cei: i fedeli potranno ricominciare ad assistere alle funzioni in chiesa dal 18 maggio (ma la prima domenica disponibile sarà il 24), seguendo un protocollo che più rigido non si può. Due le parole d’ordine: evitare gli assembramenti e garantire l’igienizzazione. Così, l’ingresso sarà contingentato e regolato da volontari. E se ci saranno più fedeli del previsto? «Si consideri l’ipotesi di incrementare il numero di celebrazioni liturgiche», recita il protocollo.

Tra le persone, distanza obbligatoria di un metro. Rinviate le cresime a data da destinarsi, mentre le confessioni avverranno in luoghi ampi ed areati. Aggirato il problema dello scambio del segno di pace: si ometterà, tornando implicitamente al pre-concilio, quando non era previsto. La musica? Sparirà, o quasi: sì all’organista, ma niente coro. Ça va sans dire, niente libretti dei canti. Le offerte? Raccolte in un luogo a parte.

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