Arresto
Cronaca
IL CASO

Dagli usurai per pagare le medicine: una vittima disperata tenta il suicidio

I carabinieri smantellano un’organizzazione criminale che faceva capo alla famiglia dei Lastella

Alla famiglia dei “benefattori”, ma con il vizietto dell’usura, tant’è che i prestiti che praticavano i Lastella (almeno secondo l’ipotesi di procura e carabinieri) variavano tra il 120 e il 600%, si rivolgeva la povera gente, compresi coloro che erano costretti ad affrontare spese mediche: dal dentista, ai ticket per costose analisi anche salvavita. Poi c’erano gli altri “clienti”, commercianti o artigiani in difficoltà per pagare i fornitori, casalinghe non più in grado di fare la spesa, pensionati senza più un soldo già a metà mese e, ovviamente, i clienti tradizionali dei cravattari, giocatori incalliti, malati diludopatia.

Bene, la “famiglia” degli aguzzini è finita in galera dopo un’articolata operazione dei carabinieri della compagnia Oltre Dora. Il Gip di Torino Rosanna Croce ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare che ha permesso di arrestare la banda. In quattro sono finiti ospiti della “patrie galere” (Nicola, Andrea, Savino e Luisa Lastella), ad altri sono stati concessi i domiciliari (Giovanna Battista, Ilaria Di Marco e Pietro Vaio), mentre dovranno rispettare l’obbligo di firma o quello di dimora, Letizia Cancelleri, Dallandyshe Demiri, Luca Pallotta, Mohamed El Seify Maged Hamed Mansuour, Nadir Toninello e Giuseppe Restivo.

In totale 14 persone che, secondo l’ipotesi accusatoria, gestivano «un sodalizio criminale usuraio ed estorsivo» nella zona Nord della città. Tra le persone arrestate figura Nicola Lastella, 71 anni, che aveva iniziato la sua carriera criminale negli anni Settanta con piccoli furti e, secondo gli inquirenti, sarebbe arrivato ad accumulare una fortuna grazie ai prestiti con interessi usurari. Lastella è risultato essere anche beneficiario del reddito di cittadinanza. Una delle ultime vittime si era rivolta al figlio di Lastella per ottenere due prestiti: il primo da tremila euro e poi un secondo da 800 euro.

In cambio padre e figlio avrebbero ottenuto il versamento di 500 euro al mese, diventati poi 900 euro, per un guadagno totale di 18.600 euro, applicando interessi fra il 200% per il primo credito e il 600% (per il secondo). Per farlo, sarebbero ricorsi anche a minacce nei confronti del debitore: «Non ti ho mai preso a schiaffi – dicevano senza sapere d’essere intercettati -, anche se avrei voluto farlo». Una situazione che ha generato nella vittima, che nel frattempo è stata sfrattata e ha impegnato il quinto del suo stipendio, una situazione di angoscia che l’ha portata più volte a tentare suicidio.

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