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Dagli arbitri agli sciamani: la teoria del complotto per un mondo capovolto

Da Qanon alla pandemia, tutti nella «tana del bianconiglio»

Segui il Bianconiglio, Neo. Matrix ce lo ricordiamo tutti, no? Però infilarsi nella tana del Bianconiglio non è che sia roba da tutti i giorni, tantomeno la scelta della libertà o la presa di consapevolezza passa attraverso una pillola rossa o una pillola blu. Eppure c’è chi in presunte tane si infila di corsa, senza neppure la spinta di tanti Agenti Smith dagli occhiali scuri che ti inseguono.

Piacciono le suggestioni mutuate dalla fantascienza, così come affascina sempre qualunque forma di complotto: da quello degli arbitri contro la squadra del cuore, agli ipotetici poteri forti, sette religiose o economiche, scienziati deviati, controllo della mente, il Sacro Graal e la discendenza di sangue di Gesù e Maria Maddalena… Poi, salta fuori il negazionismo e da lì a sfilare in ignobili mascherate no pass è davvero un attimo, senza contare gli strambi mascherati da sciamani che sarebbero solo folkloristici se non fossero prodotto di un paese dove possedere un’arma è una bazzecola e appare del tutto “normale” dare l’assalto al Campidoglio.

La teoria del complotto, in qualunque forma la si voglia declinare, è ben più antica della diffusione del Web o dei social network, anche se questi ultimi hanno decisamente una loro responsabilità, così come tutti quei settori, dal giornalismo alla letteratura, che hanno pensato di inseguirli anziché lasciarli in una dimensione ludica.

Il complottista può essere più o meno chiunque. Perché chiunque – in una o più fasi della sua vita – ha creduto ad almeno un teoria del complotto: in gergo, è finito «nella tana del Bianconiglio». Ce lo dice bene Leonardo Bianchi, giornalista di Vice, con il suo libro “Complotti! Da Qanon alla pandemia, cronache dal mondo capovolto” (Minimum Fax, 18 euro).

«L’idea generale sulle teorie del complotto – spiegano da Minimum Fax – è che siano un qualcosa di pericoloso e al tempo stesso di estremamente marginale, mentre i complottisti sarebbero dei pazzoidi che vanno in giro con gli occhi sgranati convinti di essere inseguiti da elicotteri neri. È un assunto, questo, che conforta la maggior parte delle persone: noi non siamo come loro».

Davvero non siamo come loro? E chi sono questi “loro”? Non sono forse parte della nostra stessa società? Ci sono i laureati e gli incolti, gli analfabeti di ritorno e gli sciroccati, ma anche capi di Stato, scienziati o sedicenti tali, figure con un proprio seguito – non solo sui social – la cui opinione risuona e ottiene sempre eco e ribalta, anche quando dovrebbe essere lasciata nel chiuso del villaggio alla ricerca dello scemo di turno.

Partendo dai Protocolli dei Savi di Sion, passando per QAnon e spingendosi fino alla pandemia e all’assalto al Congresso degli Stati Uniti, Leonardo Bianchi costruisce un quadro organico delle teorie del complotto, spiegando come nascono, in che modo e perché si diffondono, e cosa rivelano della società in cui viviamo. Il tutto senza mai rinunciare a quel rigore dell’analisi e del giudizio. Ossia ciò che, troppo speso, manca in certe forme di giornalismo mainstream.

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