Dàgli al bombolettaro

lingotto 2017
Matteo Renzi

Immaginate una figura di mariuolo non grave, tipo l’imbrattamuri a spray. Io non sopporto i muri imbrattati, e ho sempre sognato di incontrare un writer all’opera per dirgliene quattro e magari prenderlo a schiaffi se reagisce malamente. Tuttavia, se mai vedessi un bombolettaro circondato da un gruppo di energumeni che lo picchiano senza pietà, mi butterei nella mischia per proteggerlo, anche se mi sta sull’anima come tipo umano.

È più forte di me, odio i vigliacchi. Lo dico perché si capisca con quanta riluttanza io prenda oggi le difese di Renzi, come ieri di Salvini e l’altro ieri di Berlusconi. Sono tutti imbrattamuri, ma sono sotto schiaffo. Sono perseguitati da una magistratura ormai fuori controllo che, ubriaca di potere, straccia senza remore la regola della divisione dei poteri. Addio a Montesquieu.

Renzi ha rotto col Pd? Va schiacciato, come Salvini, Berlusconi e Craxi. Chi tocca “quei” fili, muore. Quando il cavaliere era in sella fu mitragliato da centinaia di processi, udienze, perquisizioni, rogatorie internazionali. Frugarono persino nel suo letto pur di fotterlo. Pari trattamento (persecuzione mediatica e giudiziaria) i compagni l’avevano già usato con Craxi, costringendolo a morire esiliato in Africa.

In Italia non serve vincere le elezioni: vai solo a far da bersaglio per le armi del deep state comunista. Scuola, cultura, burocrazia, magistratura, stampa e Tv sono in mani loro da mezzo secolo. Ed è la più subdola forma di dittatura che si possa immaginare, quella rossa, perché è diventata tale proprio sventolando il babau del ritorno della dittatura nera. Lo sventolava anche Renzi. Adesso assaggia sulla sua pelle l’effetto che fa.

collino@cronacaqui.it

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