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Cronaca
LA VITA DELLA CITTÀ

Da Vanchiglia alle fabbriche: il Comune lancia lo studio per “trasferire” la movida

Il Politecnico presenterà i risultati entro 6 mesi: tra le opzioni, oltre alle aree industriali, anche ex Moi e Lungo Dora

Il titolo è in spagnolo ma l’obiettivo è molto torinese: il progetto “Mover la movida” vuole spostare la vita notturna dai quartieri residenziali come Vanchiglia e San Salvario, dove gli abitanti non sopportano più la presenza dei locali e dei clienti. Da qui l’idea comunale di «delocalizzare» tutto dove dia meno fastidio. Cioè in alcune delle tante fabbriche dismesse, cogliendo anche l’opportunità di recuperarle.

IL PROGETTO
L’idea è alle battute iniziali e guarda al 2026. Ma vuole portare i primi risultati già l’anno prossimo. Il Comune si era candidato a un bando della Compagnia di San Paolo destinato a finanziare progetti legati al Pnrr. Ha presentato “Mover la Movida” e ha ottenuto 68.500 euro dalla fondazione.

Ora la giunta ha incassato i soldi e li ha destinati a uno studio di fattibilità che indichi come realizzare questo ambizioso piano. L’assessora alle Politiche Giovanili e ai Progetti di rigenerazione urbana, Carlotta Salerno, ha proposto una delibera che accoglie il contributo e dà il via all’iter burocratico. Il prossimo passo ufficiale sarà incaricare il Politecnico di Torino di avviare lo studio di fattibilità, che dovrà essere pronto nell’arco dei prossimi 6 mesi.

IL DUPLICE OBIETTIVO
Cosa si aspetta in concreto il Comune? Come detto, l’obiettivo è duplice: da un lato, spostare la vita notturna dai quartieri come San Salvario, Vanchiglia, l’asse di piazza Vittorio, Quadrilatero Romano e la zona Campus/via Catania, dove «il flusso di giovani crea situazioni di conflittualità con i residenti – si legge negli atti comunali – Tanto che gli abitanti hanno instaurato dei comitati anti movida, lamentando una riduzione della qualità di vita legata all’impossibilità di godere del riposo notturno nonché all’aumento del degrado, tra danneggiamenti e i rifiuti». L’altro obiettivo è trovare «aree industriali che potrebbero essere oggetto di rifunzionalizzazione, puntando ad un’offerta commerciale e di intrattenimento diversificata ed integrata». Quali? «Sarà lo studio di fattibilità a dircelo -non si sbilancia Salerno – Gli esperti lavoreranno insieme a operatori culturali, associazioni di categoria, circoscrizioni e cittadini, giovani compresi: si farà un’analisi urbanistica per avere un elenco delle caratteristiche che le nuove sedi della movida dovranno avere. Magari non avremo nessuna area perfetta ma dovremo intervenire per adattarla».

LE OPZIONI POSSIBILI
L’assessore non fa esempi ma ricorda possibili sedi per la movida già emerse in passato. Come l’ex Moi o viale Mai, l’area lungo la Dora a due passi dal Campus Einaudi. Lì c’è già un progetto di riqualificazione e si è pensato di utilizzarla per “decomprimere” piazza Santa Giulia e dintorni. Infatti il Comune chiederà al Politecnico di prevedere delle soluzioni temporanee per sperimentare lo spostamento della vita notturna (lì come altrove). D’altro canto, non è così scontato che si riesca a cambiare le abitudini dei ragazzi. Bisognerà modificare il sistema dei trasporti, in modo che possano raggiungere facilmente le nuove aree. E bisognerà convincere i locali a trasferirsi: il progetto parla genericamente di «riconversione delle aree industriali attraverso incentivi e sgravi fiscali sulle licenze, oltre a favorire e accompagnare cordate private che investano in attività commerciali e di intrattenimento dedicate ai giovani». Anche su questo punto Salerno evita di entrare nel dettaglio e aspetta i risultati dello studio. L’obiettivo è fare in fretta e avere le prime risposte già nella prossima primavera. Poi la “delocalizzazione” dovrebbe concretizzarsi entro il 2026, grazie a 15 milioni di euro provenienti dal Pnrr.

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