Citta-Torino
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Da secchione a generale

Il secchione Lo Russo, come l’ha definito un po’ sarcasticamente il suo segretario nazionale Letta, sarà pure un professore, ma si muove da generale, più che da sindaco con le stigmate del Pd. E la sua armata che oggi presenta ufficialmente nella presa di potere in Comune, sfugge alle logiche non solo del partito (che non nasconde il suo fastidio), ma anche di quel sistema un po’ bigotto e sempre uguale a se stesso che ha governato Torino negli ultimi vent’anni, sopravvivendo persino all’orda grillina. E non sono solo i quattro assessori esterni a dimostrarlo, o la maggioranza delle quote rosa, ma la freddezza con cui il nuovo sindaco ha scelto di guardare oltre la Mole per dimostrare che non c’è spazio, a casa sua, per strani campanilismi, o per ossequiare i soliti noti. E di qui il primo schiaffo. Al dorato mondo dei grandi architetti nostrani che, per uno strano gioco del destino, si sono visti bagnare il naso proprio da un milanese doc, tal professor Paolo Mazzoleni scelto come assessore all’urbanistica. Operazione mal digerita dall’ordine sabaudo, pur con tutta l’eleganza della sua presidente, che liquida la questione con un in bocca al lupo, ma non nasconde lo stupore verso una scelta che potrebbe far affiorare delle ostilità da parte dei colleghi. Come dire: «di architetti bravi qui non ce n’erano?». Un episodio che fa capire come Lo Russo vada per la sua strada a dispetto delle aspettative dei compagni e di chi probabilmente già si vedeva sistemato. Lo proverebbe anche un sentiment che si respira a Palazzo ove si profila una sorta di rivoluzione pure tra i dirigenti. A cominciare, dice qualcuno, dal comandante dei vigili urbani Emiliano Bezzon a cui il 31 dicembre scade il mandato firmato da Appendino. Ma la vera novità sarà rappresentata dalla nomina di un direttore generale che sarà il vero pilota della riorganizzazione della macchina comunale che perde i pezzi da anni, anche sotto il profilo del personale. E la sfida parte proprio da qui, dalle persone. Il disastro del passato lo prova, senza possibilità di dubbi, la questione anagrafi che Lo Russo, in redazione da noi, ha promesso di risolvere nei primi sei mesi di mandato. Anche assumendo tante nuove risorse. Noi aspettiamo i risultati anche se, per fortuna, non dobbiamo rinnovare la carta d’identità.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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