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EDITORIALE DEL GIORNO

Da Parigi a Melilla

Ieri Parigi ha detto no all’estradizione degli ultimi 10 ex brigatisti rifugiati in Francia e arrestati nel 2021 con l’operazione “ombre rosse”. Come dire “te li arresto, ma non te li mando”. Una beffa, per i parenti delle vittime del terrorismo rosso. I dieci compagni (tra cui Pietrostefani, assassino di Calabresi) continueranno a spassarsela sotto la Tour Eiffel. Vi stupite? Errore. In Francia è come qui. La sinistra sarà pure diventata radical-progressista, antifa (a parole) e politically correct, ma sempre rossa è. Simpatizza per quei brigatisti che fecero il lavoro sporco. “Qualcuno doveva pur farlo” pensano sotto sotto ancora oggi. Si chiama egemonia culturale rossa. In Italia ebbe due fasi: la prima iniziò nel dopoguerra, quando Togliatti per scalzare l’egemonia culturale della Chiesa attuò l’idea gramsciana di impadronirsi del popolo attraverso la cultura. Creò il mito della resistenza, inventò l’antifascismo, conquistò l’editoria, l’università, la cultura pubblica e storica, la scuola, i premi letterari, la stampa, il cinema, il teatro, l’arte, la radio, la Tv e il linguaggio. La seconda fase iniziò dopo il ’68 quando salirono in cattedra i giovani fino al giorno prima contestatori, ma subito diventati assistenti e poi baroni accademici. Si passò anche in Europa e in Usa dal comunismo al radical-progressismo cui si rifanno quegli ex militanti della sinistra estrema o radicale (dal Manifesto a Potere Operaio a Lotta Continua) che ieri esultavano a Parigi. E’ l’ennesima vittoria dell’intellettuale collettivo europeo. Quello che processa Salvini per sequestro di migranti, ma se la Spagna ne fa crepare 40 sui reticolati di Melilla volta la testa. Visto qualcosa, in Tv?

collino@cronacaqui.it

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