francesca ravera
Spettacolo
L’INTERVISTA

«Da Manhattan alla mia città: sogno di portare Una in Italia»

L’attrice torinese Francesca Ravera protagonista sul palco a New York

Una giovane ragazza ricerca il suo violentatore che ha abusato di lei quando aveva appena 12 anni. È un ruolo molto intenso e controverso quello che Francesca Ravera, attrice torinese, interpreterà tra pochi giorni sul palco del New Ohio Theatre, uno dei più prestigiosi teatri di Manhattan. Dal 14 settembre al 3 ottobre l’attrice sarà infatti la protagonista di “Blackbird”, una piéce importante, interpretata in passato anche da attori del calibro di Jeff Daniels e Michelle Williams. Oltre a essere un grande spettacolo è anche uno dei primi ad andare in scena dopo un anno e mezzo di stop a causa della pandemia.

Come ti senti a salire di nuovo sul palco in un ruolo così importante?
«Tornare su un palco, davanti a un pubblico, per me è una gioia immensa. In questi mesi mi è mancato il rapporto diretto con gli spettatori. Ho cercato di vivere giorno per giorno, partecipando a letture e spettacoli virtuali. Il nostro settore purtroppo è stato colpito duramente e con il lockdown qui diversi teatri hanno chiuso per sempre, ma da luglio di quest’anno è stata finalmente autorizzata la riapertura dei teatri, compresa Broadway».

Dimmi qualcosa in più su Una, il personaggio che interpreti…
«Questo è uno dei ruoli più complessi che abbia mai interpretato. È uno spettacolo impegnativo, fisicamente ed emotivamente. Come si apprende nel corso dello spettacolo, Una è terribilmente confusa perché lei, dodicenne, desiderava e credeva di amare Ray, ma l’esperienza le ha rovinato la vita. Quindici anni dopo si imbatte in una fotografia di Ray e decide di incontrarlo per vendicarsi di lui, ma le cose non andranno esattamente così».

Non è il primo personaggio complesso che interpreti però…
In “Two rooms” di Lee Blessing ho interpretato Lainie, una donna forte che si batte per la liberazione del marito tenuto in ostaggio da un gruppo terroristico a Beirut. Un ruolo a cui sono particolarmente affezionata è Beth di “The way we get by” di Neil LaBute, spettacolo andato in scena all’Urban Stages Theatre di New York e in seguito anche al teatro Erba di Torino, oltre che a Genova e a Milano».

Ormai sei un’attrice affermata, ma possiamo dire che il tuo percorso non sia stato lineare…
«Sono laureata in odontoiatria ma ho sempre amato recitare fin da piccola. Il desiderio di assecondare le aspettative di altri mi ha spinto a mettere da parte i miei sogni per un periodo fino a quando ho capito che non potevo più vivere senza. Recitare non è soltanto un lavoro ma è parte di me».

Cosa ti ha dato New York in tutti questi anni?
«New York è una città dura, non per nulla Frank Sinatra cantava “If I can make it there I’ll make it anywhere”. Mi ha presentato tante sfide e opportunità di lavoro e di crescita, personale e professionale. Inoltre amo New York per la sua fervida vita artistica, che spero ritorni ai livelli pre-pandemia, così come per la sua internazionalità e la facilità di entrare in contatto con persone provenienti da ogni parte del globo».

Progetti per il futuro?
«Portare “Blackbird” anche in Europa, in Italia e a Torino, oltre ad altri progetti di cui non posso ancora parlare».

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