Mariagiovanna Ferrante, in arte Mary Rider
Spettacolo
L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MARY RIDER

Da cronista a pornostar: «Quella volta con Rocco mi ha cambiato la vita»

Mary Rider (al secolo Mariagiovanna Ferrante) è una nostra ex collega. Una giornalista in gamba che, dopo un incontro con Rocco Siffredi, ha deciso di cambiare tutto, diventando una pornostar. Adesso, sette anni dopo, non si sottrae alle domande. E con la penna e il taccuino dall’altra parte traccia un bilancio della propria vita. Orgogliosa, lei che dalla provincia di Salerno ha scelto di trasferirsi a Torino ai tempi dell’università, quando ricorda i sacrifici fatti. Emozionata, quando spiega cosa significhi essere madre di un bimbo “condiviso”. Disinvolta quando dice di aspirare all’Oscar della pornografia, magari con quel film con una squadra di cestisti americani che non è ancora riuscita a fare. Un sogno nel cassetto. Come quello di impegnarsi in politica. «Magari non in prima persona, anche se non si sa mai».

Mary, come è stato il suo primo approccio al sesso?

È successo molto tardi. Io sono una ragazza che viene dalla provincia, con una educazione abbastanza tradizionale, con il sesso che viene considerato una cosa importante. Io l’ho sempre vissuto così. E ho voluto aspettare fino ai 18 anni per essere consapevole di quello che stavo facendo.

Ma la verginità è un valore?

Più che un valore è un sentimento. Quello che è importante è che una ragazza abbia la consapevolezza della preziosità di questa prima volta perché poi, in futuro, non si svilisca, perché comprenda che l’importante è capire in ogni momento il valore di quello che si va a fare.

Adesso lei fa film porno. Come è arrivata in questo mondo?

Per caso. Con un casting. Era dicembre 2013, l’ho fatto per gioco, con la mascherina, per sperimentare una cosa diversa, simpatica, con mio marito. Ero a mio agio, mi divertiva. E ho tolto la maschera.

Quando è diventato un lavoro?

Dopo la mia prima vera scena, in un film con Rocco Siffredi a luglio 2014. Un’esperienza molto coinvolgente, interessante, dopo la quale ho deciso di sperimentare questo mondo, anche come produttrice.

Ma com’è Rocco sul set?

Simpaticissimo, eloquente, carismatico, motivatore. Una bella persona, oltre che un grandissimo uomo. È stato molto piacevole ascoltarlo, ci ha dato una grandissima lezione di vita e di lavoro.

Piacevole ascoltarlo, e il resto?

Purtroppo Rocco era regista, non mi posso vantare di aver avuto quel piacere.

Ma il piacere, quando recita, è reale?

Assolutamente sì. Non c’è finzione. È sempre molto stimolante. Anche se non è lo stesso che si prova in privato, perché manca l’intimità.

Facendo porno si diventa più bravi a fare sesso?

Sì, perché ti alleni a conoscere il tuo partner, a capire come stai dando piacere, in che modo puoi darne di più. L’eccitazione si trasmette anche attraverso semplici gesti, con il modo in cui ti guardo, ti sfioro. Recitando si impara molto.

La sua idea di pudore quale è?

Dipende cosa si intende. Io mi vergognerei a non essere onesta con le persone con cui mi relaziono. E poi continuo ad avere una certa ritrosia a parlare esplicitamente di quello che faccio, anche se non ha nulla di volgare, nonostante chi fruisce dei miei contenuti lo possa pensare.

Carmelo Bene diceva che il porno rende soggetto e oggetto un tutt’uno. Che chi guarda diventa in qualche modo protagonista. È così?

Chi guarda vorrebbe immedesimarsi nel film, di questo ho tanti feedback. Attraverso i social si capiscono le esigenze di chi guarda. E i contenuti sono adattati a quelle aspettative.

Spieghi, spieghi…

Stanno andando tantissimo prodotti only fans. Una specie di Facebook su cui si possono inserire contenuti un po’ più spinti. Ci si abbona al diario di una persona e si chatta con lei, accedendo ai contenuti privati che vengono inseriti.

Un porno a richiesta…

Diciamo così. Ad esempio, io mi sto facendo la doccia, tu mi chiami e mi spii in quel momento. Una cosa molto più immediata, diretta, che accende il nostro lato voyeuristico.

Che differenza c’è tra sesso e amore?

Sono due cose completamente separate. A differenza di quello che ci insegnano, non devono sempre coincidere.

Lei è innamorata?

Follemente, di mio marito. Siamo felicemente sposati dal 2002.

Un uomo dello spettacolo con cui passerebbe una notte di passione?

J-Ax.

E una donna?

Non saprei. Nel lavoro ci gioco, ma non sono istintivamente attratta dalla donna.

Di Aids non si parla più, ma ci si ammala ancora. Ha paura?

Siamo la categoria più controllata al mondo. Quando giriamo senza precauzioni è perché negli ultimi 15 giorni abbiamo fatto tutti i controlli possibili sulle malattie, che non sono soltanto l’Hiv, ma anche altre lo stesso devastanti, come l’epatite e la sifilide.

E come fate con il Covid?

Non facciamo. In questo momento siamo in stand by, quando proviamo qualcosa siamo tamponati e evitiamo ovviamente assembramenti.

Lei è anche produttrice. Attori emergenti torinesi?

Negli ultimi tempi ho ricevuto tantissime candidature. Con il Covid le richieste sono aumentate.

Sarà gente che ha perso il lavoro….

Qualcuno sì. Ma se pensano che fare un porno faccia diventare milionari sbagliano. Il porno non è una passeggiata, non assicura la celebrità eterna, e non ti fa diventare ricco. Può essere un passatempo interessante, una passione, ma per diventare un lavoro ha bisogno di predisposizione, formazione e sacrifici.

Quanto si guadagna per una scena?

In Italia un rimborso spese. In Repubblica Ceca e Ungheria ci sono case di produzione che macinano film su film e hanno bisogno di attori. Ma è un lavoro duro. E sono pochi quelli che riescono a reggere quei ritmi. Lavorare cinque giorni su sette non è da tutti.

Lei l’ha fatto?

Quando ero all’estero sì.

E riesce a camparci?

Se facessi solo questo tutti i giorni potrei. Ma io ho anche una piccola produzione, la Spicylab, e un sexy shop in via Villa Giusti.

Per cui ha fatto una battaglia per i ristori. Vinta?

In parte. Dallo Stato sono arrivati, dalla Regione no. Per una scelta della Lega, che ha deciso di stralciare il codice Ateco dei sexy shop. Ho pensato che qualcuno magari si sia sentito a disagio perché la sua compagna ha preso un fallo nel mio negozio ed era più duro del suo.

Non è più la Lega del Senatur… Ma torniamo a lei. Cosa ama fare di più nel sesso?

Il mio sogno è una gang bang con una squadra di basket di neri americani. Prima o poi lo realizzerò.

Nessun limite? Nessun tabù?

Limiti ne ho, perché sono dell’idea che ogni volta ci si debba trovare in una situazione di comfort. Io faccio sempre e solo quello che mi piace. Ad esempio, quando mi hanno chiesto di fare una scena con il pissing, ricevendo addosso una pioggia di urina, ho detto no.

Rimpianti?

No. Farei tutto quello che ho fatto, nel momento in cui l’ho fatto. L’università, il master, la giornalista, la performer. Perché tutto quello che ho fatto rappresenta un tassello che mi ha portato a essere la donna che sono adesso e quello che spero di diventare domani.

E quale è il suo sogno?

Riuscire ad avere qualche riconoscimento per la mia casa di produzione a livello internazionale, con l’Xbiz e l’Avn Awards, gli Oscar del porno.

E a livello personale, cosa le piacerebbe fare da grande?

Impegnarmi politicamente, con l’idea di riuscire a intervenire per modificare la legislazione italiana relativamente alla pornografia.

Pensa a qualche partito?

Non mi pare ce ne sia uno adatto. Nella politica italiana ci sono tanti spot, ma poca professionalità e poca costanza nell’impegno.

Potrebbe farne uno lei…

La politica è un mestiere, non ci si improvvisa. Ma non escludo niente: il mio motto è sperimentarmi e capire ogni volta cosa posso fare e a quale livello. Potrei tentare.

Programma?

In Italia serve una legislazione che riconosca la professionalità di tante persone che si spendono nel campo dell’adult entertainment, dai locali di lap dance, ai club per scambisti, dalla prostituzione alla pornografia. La legge non ne parla, come se questo mondo non esistesse. E invece c’è, intorno c’è un grosso giro di soldi, e una montagna di introiti mancati per lo Stato, visto che per fare un film, ad esempio, vanno tutti a Praga o a Budapest, dove il porno è un’industria riconosciuta, che paga molte tasse e dà lavoro a tante persone. Perché in Italia no?

Crede in Dio?

Sì, deve esserci qualcosa che muove e dà un senso alle cose, perché se tutto finisse con quello che stiamo facendo sarebbe una cosa molto meschina, triste. Non penso a me che la vita la sto vivendo intensamente come mi piace, ma a tante persone che di situazioni piacevoli ne hanno meno.

Che famiglia è la sua?

Una famiglia allargata. Io sono madre putativa di un bambino meraviglioso di 7 anni che dice sempre di essere orgoglioso di avere due mamme e due papà. È il figlio di due nostri carissimi amici che ci hanno proposto di condividere la genitorialità, l’educazione e la crescita di questo bimbo, per vivere assieme questo percorso, questa esperienza che a me e mio marito, Capitano Eric, non è concessa. È un dono. Che noi ci siamo assunti con consapevolezza e con il senso del dovere. Ho un figlio nel cuore, lo cresco, lo educo, lo aiuto a vivere le sue esperienze con molta attenzione.

Nessun problema con gli altri quando dice di avere due mamme e due papà?

In realtà, al giorno d’oggi non è tanto strano, se si pensa a tutti i divorziati con figli che si risposano. Diciamo che la differenza, nel nostro caso, è che le due mamme e i due papà non sono in conflitto.

E con la sua famiglia di origine i rapporti come sono?

Sono stati un po’ burrascosi, ma adesso si sono distesi. Soprattutto con mia mamma, cui sono riuscita a far capire, al di là della fisicità del lavoro, la mia passione e il mio impegno per tutto ciò che faccio. Facendole comprendere che è stato importante il percorso di formazione che ho fatto, perché oggi non sono solo una performer, ma anche una imprenditrice, con una azienda in Italia (il sexy shop) e una all’estero per i prodotti video. I sacrifici che ho fatto mi hanno permesso di essere la donna che sono. Una donna sposata con lo stesso uomo da 19 anni, indipendente da quando ne aveva 24.

Ultima domanda. Da ex giornalista, che titolo farebbe sulla sua vita?

“Tra palco e realtà”.

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