Appendino e Cirio
Economia
SCHIAFFO A TORINO

Da Appendino e Cirio un’altra “letterina” a Draghi su Stellantis

Dopo il sollecito senza risposta per la Gigafactory a Mirafiori, Comune e Regione chiedono al Governo risposte sul futuro

Un’altra lettera a Mario Draghi a distanza di una manciata di giorni dall’ultima, che non ha mai ricevuto risposta e chiedeva di sostenere la candidatura di Torino per la Gigafactory. Questo hanno deciso il governatore Alberto Cirio e la sindaca Chiara Appendino dopo lo schiaffo di Stellantis, scegliendo di non incontrare i giornalisti al termine del vertice convocato d’urgenza a Palazzo Civico con rappresentanti di imprese e sindacati. Comune e Regione tengono le bocche cucite sui contenuti della richiesta di incontro che, entro ventiquattro ore, sarà indirizzata al Governo. Vogliono risposte non solo sulla batosta presa giovedì, ma sull’assenza di una visione industriale per il territorio e sul destino di Mirafiori. Una mossa che si replica, identica, a distanza di cinque giorni dalla tiepida missiva con cui gli stessi chiedevano a Draghi di supportare Torino, insieme con Confindustria, Confapi, Unione Industriale, Api, Camera di Commercio, Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil. Gli stessi interlocutori che, ieri, hanno chiesto di accelerare il passo e pretendere risposte a oggi mai avute. Solo la sindaca Chiara Appendino si è lasciata andare a un commento in serata, ribadendo il senso di tradimento del giorno prima: ma su Facebook. «Vogliamo capire qual è la politica del Governo sull’automotive, che significa anche la transizione che sta vivendo l’auto – puntualizza Appendino -. Torino, il nostro territorio, non può rimanere fuori da questa transizione. Su questo il Governo deve dare risposte». E poi si sfoga su Termoli. «Una scelta che non condivido ma è stata presa, ora cerchiamo di lavorare affinché il nostro territorio possa cogliere occasioni». Diverso l’umore di sindacati e impresi all’uscita dal vertice con Comune e Regione. «Il Governo ha rinunciato a esercitare il suo ruolo» per il segretario della Fiom Piemonte, Giorgio Airaudo, che insiste sulla necessità di ottenere risposte da Roma, seppur tardive, rispetto a una scelta che sarebbe stata presentata in modo «anomalo», almeno per protocollo. «Un amministratore delegato che annuncia l’apertura di uno stabilimento, frutto di un accordo con il Governo, mi sembra abbastanza irrituale – aggiunge Airaudo -. Ieri ne abbiamo preso atto, ma oggi credo sia giusto chiedere cosa si pensa di fare di Torino e del Piemonte. Rompere lo schema, insomma, perché quello che c’è qui non basta, visto che il Polo del Lusso ha creato 30mila esuberi solo nella componentistica, altri ne genererà sulle meccaniche e che ne sarà degli Organi centrali di Mirafiori?». Non a caso sono le piccole imprese le prime a battere il pugno sul tavolo, quelle che chiedono di saperne di più subito. «Chiederemo un piano condiviso di politiche industriali per il Piemonte perché ci sia una risposta di prospettiva per il territorio – spiega Corrado Alberto dell’Api Torino -. C’è preoccupazione, così come la necessità di riflettere ed elaborare una strategia di politica industriale». Davide Provenzano della Fim Cisl, chiede che le operazioni «siano improntate alla crescita e non alla continua sottrazione», confermando che nemmeno al primo “sollecito” il Governo abbia battuto un colpo sulla questione. «Mai avuto risposte – sottolinea il segretario dei metalmeccanici Cisl -. Parallelamente, però, chiederemo a Stellantis il piano industriale, che ogni giorno mostra un punto diverso e mai una visione complessiva».

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