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Cuore poteva, Checco no

La sinistra accusa di razzismo Checco Zalone per il trailer del suo nuovo film “Tolo tolo” (che sta per “solo solo”). Quel titolo – strillano – sfotte l’incerta pronuncia dei migranti. È razzista, come usare la elle al posto della erre imitando i cinesi o dire “gabo” imitando i vu’ cumprà. Vietato. Oggi la psicosi del politically correct è giunta a livelli osceni: a Vienna han cambiato la Marcia Radetzky di Strauss nel concerto di Capodanno perché la versione eseguita da decenni fu scritta da un nazista. Figurati parlare di “uomini sessuali” alludendo agli omosessuali, come fa Zalone! “Oggi – si difende l’attore – non puoi più dire nulla”. Ma i paladini del politicamente corretto lo rimbeccano con astio. Fanpage denuncia “lo sdoganamento a tutti i livelli (politica, giornalismo, televisione, eccetera) di schifezze reazionarie e retrograde di ogni tipo, inclusi rigurgiti razzisti, fascisti e xenofobi. La censura del politicamente corretto, del black humour, della satira non schierata sono vuoti argomenti retorici, utilizzati ormai in modo quasi automatico per coprire rigurgiti razzisti, misogini, omofobi e razzisti”. Ecco: basta questa lista di ‘rigurgiti’ per capire a cosa si aggrappa la sinistra per rimediare qualche Maalox elettorale. Rigurgiti razzisti? Vai di cittadinanze onorarie alla Segre. Misogini? Avanti col MeToo. Omofobi? Un gay pride in ogni provincia. Fascisti? Sotto con la legge Fiano. Xenofobi? Porti spalancati e Salvini in galera per sequestro di persona. I compagni sono costretti a usare come esca queste false paure perché alla lenza antifascista abbocchi ancora qualche sardina. E “Tango”? E “Cuore”? E il diritto di satira? Loro possono, Checco no.

collino@cronacaqui.it

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