Cronaca

Ore d’ansia per il cardinale Martini. “Ha rifiutato l’accanimento terapeutico”

Il cardinale Carlo Maria Martini, da tempo malato di Parkinson, “è purtroppo entrato in fase terminale della malattia”. Lo riferisce il neurologo Gianni Pezzoli, che da anni cura l’arcivescovo emerito di Milano. “Dopo un’ultima crisi – spiega Pezzoli – cominciata a metà agosto, non è più stato in grado di deglutire né cibi solidi né liquidi. Ma è rimasto lucido fino all’ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico».Così il neurologo Gianni Pezzoli, che da anni ha in cura l’arcivescovo emerito di Milano.

 

Le condizioni del cardinale si sono aggravate ieri sera. Il suo successore alla guida dell’arcidiocesi di Milano, cardinale Angelo Scola, ha raccomandato «a tutti i fedeli della Diocesi e a quanti l’hanno caro speciali preghiere, espressione di affetto e di vicinanza in questo delicato momento». In Vaticano, fonti riferiscono che papa Benedetto XVI – che del cardinal Martini e’ coetaneo e amico – e’ «molto ben informato» della situazione e segue da vicino gli sviluppi delle sue condizioni di salute.

 

«Il cardinal Martini soffre di Parkinson da tanto tempo, circa 16 anni, e ha sempre dichiarato la sua malattia», ricorda Pezzoli, responsabile del Centro per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento degli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) di Milano. Il neurologo, cofondatore e presidente dell’Associazione italiana parkinsoniani (Aip), ha seguito l’arcivescovo emerito «negli ultimi 10 anni» e «l’ho visto anche questa mattina».

Nel 2002 il cardinal Martini aveva scelto di vivere a Gerusalemme ed è tornato in Italia nel 2008 «per complicanze non necessariamente legate alla sua patologia. Va infatti considerata anche l’età anagrafica», precisa Pezzoli. «Fino al rientro in Italia le sue condizioni sono rimaste discrete, ma il cardinale ha cercato di vivere una vita normale fino all’ultimo, praticamente fino all’ultima crisi». «Dopo un episodio di disfagia acuta – continua il neurologo – il cardinal Martini non è più stato in grado di deglutire nulla ed è stato sottoposto a terapia parenterale idratante. Ma non ha voluto alcun altro ausilio: né la Peg, il tubicino per l’alimentazione artificiale che viene inserito nell’addome, né il sondino naso-gastrico. È rimasto lucido fino alle ultime ore e ha rifiutato tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico».

 

 

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