spopolamento
Cronaca
IL DOSSIER. L’analisi demografica del Rapporto Rota

Crollo nascite a Torino. E in 1.500 ogni mese scelgono di andarsene

Grande sofferenza per il comparto culturale. E Purchia propone: «Usiamo Palazzo del Lavoro come magazzino»

Il primo problema della città è il suo lento e inesorabile spopolamento. Da un lato, post pandemia si registra una nuova contrazione del numero dei nati, pari al -7% secondo il XXII Rapporto Giorgio Rota su Torino; dall’altro, si fa sempre più preoccupante il dato relativo a chi sceglie di andarsene«Perdiamo 1.500 cittadini ogni mese in tutta l’area della città metropolitana» denuncia il segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Alberto Anfossi, in occasione della presentazione del Rapporto. «È chiaro che questo influisce su tutto il valore del territorio, dal comparto culturale agli immobili – prosegue -. Dobbiamo affrontare il problema dal punto di vista della natalità, ma anche dell’attrazione. Serve un Piano Marshall per questa generazione».

Il Piano Marshall
La Fondazione, dal canto suo, ha già in mente una strategia per spendere i 204 milioni di dividendi ricevuti da Intesa San Paolo. È stato inoltre già varato un bando da sei milioni, indirizzato ai Comuni, per individuare direttamente un soggetto esterno «per passare dai titoli ai cantieri». Appare ottimista anche l’ad della Banca del Piemonte, Camillo Venesio. «Non vedevo così tanti cantieri in città da quando ero bambino» commenta e invita le istituzioni a concentrarsi «su un numero limitato di obiettivi e “stargli addosso”».

Cultura per ripartire
Tra gli asset di sviluppo principali della città c’è quello della cultura, che pure è uscita fortemente provata dall’emergenza Covid. Secondo il Rapporto Rota, il calo dei visitatori dei musei torinesi è stato particolarmente marcato negli ultimi due anni. «Non credo che sia solo un problema di pandemia» commenta l’assessore alla Cultura, Rosanna Purchia. «A Torino c’è una grande ricchezza di offerta, ma mi chiedo se ci sia abbastanza domanda» riflette. «E poi c’è bisogno di fare ordine. Spesso andiamo contro noi stessi e ci facciamo concorrenza l’un l’altro. Dobbiamo concentrate l’offerta enorme che abbiamo in un calendario chiaro. Prendere quel che c’è e farlo esplodere». A mancare, secondo Purchia, è la concretezza del mettere a terra i progetti. «Non servono grandi eventi, ma grandi sistemi di cultura – aggiunge -. Serve la forza e il coraggio di fare scelte che possono essere impopolari». E una proposta che rompe dagli schemi consolidati l’assessore Purchia la mette subito sul piatto: «Il Palazzo del lavoro potrebbe essere usato come deposito dei musei di Torino» ipotizza.

Morti e lavoro
Prima di guardare avanti però il Rapporto Rota si sofferma su alcune conseguenze dirette della pandemia. «Torino è la quarta città d’Italia per numero di persone anziane morte per Covid» attacca Luca Davico, responsabile del gruppo di ricerca. Dal punto di vista occupazionale poi, la nostra città si colloca al secondo posto per perdita di posti di lavoro e reddito.

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