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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Crescita sì, ma per tutti

Aumentare i salari, garantire il salario minimo. Che siano due autentiche urgenze per l’Italia deve essere proprio lampante, visto che se ne sono accorti anche a Confindustria, con il presidente dell’Unione industriale, Marsiaj, che ieri ha parlato della necessità di «rapporti fluidi» con i sindacati sul tema. D’altra parte, secondo uno studio di Open Polis, l’Italia è l’unico Paese d’Europa dove, negli ultimi trent’anni, il salario medio è diminuito anziché aumentare. E poi c’è da cavalcare questo spirito di ripresa, di rimbalzo dell’economia, anche se la congiuntura è quella che è… Vuole riforme e investimenti il mondo industriale, ma poi il presidente di Confindustria Bonomi dice «non vedo la crescita» nelle riforme che gli propongono, a partire dalle pensioni e dal miliardo che il governo vuole destinare al reddito di cittadinanza. Chiaro, no? C’è un mondo che vuole crescere, vuole che tutti si sia ossessionati dalla crescita ma liquida sempre come assistenzialismo le politiche sociali. E si sa che il reddito di cittadinanza è da sempre nel mirino: spinto da buoni propositi ma realizzato male. Non per niente l’economica Tito Boeri, già presidente dell’Inps, sembra replicargli: «Il reddito di cittadinanza ha dei vizi di fondo, per questo va assolutamente riformato. Non raggiunge molti poveri, soprattutto è penalizzante nei confronti delle famiglie più numerose e degli immigrati perché le condizioni che pone sono tali da lasciar fuori tantissime persone che sono povere». Ossia troppi rimangono indietro. E questo non è accettabile per un Paese che vuole ripartire. Chi invita a coltivare «l’ossessione della crescita», forse, continua a vagheggiare un’Italia a due velocità, dove chi è già povero lo sarà ancora di più. No, decisamente la lezione della pandemia non è servita a tutti…
andrea.monticone@cronacaqui.it

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