Covid
Salute
IL FATTO La pandemia registra uno stallo ma le nuove infezioni continuano a essere più di 3mila al giorno

Covid, raggiunta l’immunità di gregge: «Ma il virus non si è ancora fermato»

Per l’infettivologo Giovanni Di Perri il peggio è passato. Merito dei vaccini e delle immunizzazioni da contagio. Entro fine mese completate le quarte dosi agli anziani

Complice un tasso di vaccinazione arrivato all’84,5% della platea complessiva di 4,2 milioni di persone e almeno 1,7 milioni di contagiati in oltre due anni di pandemia, la tanto attesa “immunità di gregge” sarebbe stata raggiunta visto l’attuale andamento dei casi e in particolare dei ricoveri. Ad oggi i pazienti in ospedale sono 575 nei reparti di medicina e 16 in terapia intensiva a fronte di quasi 37mila persone in isolamento domiciliare.

«Possiamo dire che le cose stanno così, anche se dovremmo relativizzare un po’ il tutto rispetto all’attuale variante Omicron che ha confermato di non essere in grado di produrre una malattia grave, soprattutto grazie ai vaccini» spiega l’infettivologo dell’Università degli Studi di Torino e dell’Amedeo di Savoia, Giovanni Di Perri, sottolineando però che «questo non significa che il virus abbia smesso di circolare, il numero di morti è ogni giorno significativo, sebbene, il quadro sia differente da quello di due anni fa».

Già, perché proprio guardando all’incidenza dei decessi si nota come anche in chi ha contratto l’infezione, non sia la polmonite la sola o la principale causa di morte. «Anzi, in alcuni casi notiamo come il polmone non sia per nulla interessato». Come si spiega, ancora ieri, un incremento di 3.124 casi con un tasso di positività del 12,5% rispetto ai 24.989 tamponi diagnostici eseguiti, anche con 38 ricoverati in meno e due nuovi decessi.

«È un po’ come se fosse il virus, adesso, a cercare di mantenere alta l’attenzione su di sé. Come a dire, “ci sono ancora, consideratemi” ma senza produrre i danni che avevamo conosciuto in altre stagioni, quando anche i contagi sono stati più bassi di oggi» chiosa il professor Di Perri. A fornire la principale arma di difesa, oltre che a rendere meno devastante l’infezione, sono stati i vaccini. Per cui la Regione ha annunciato negli scorsi giorni di essere pronta a concludere entro questo mese anche la quarta somministrazione ad anziani, fragili, ammalati e immunodepressi.

Ad oggi, infatti, sono oltre 120mila le dosi somministrate complessivamente alle platee autorizzate e convocate attraverso 264mila messaggi di cui 203mila inviati dalle Asl agli ultraottantenni e 61mila ai più fragili che hanno superato sessant’anni d’età. «La risposta continua a essere positiva – assicurano dal Dirmei -. Più del 70% degli ultraottantenni che hanno ricevuto l’appuntamento lo ha rispettato, presentandosi per ricevere la quarta dose».

In farmacia, invece, dalla fine del mese di aprile sono state somministrate 1.582 quarte dosi a chi ha superato gli ottant’anni. Le prenotazioni sono oltre 2.600. Restano, così, solo più 357mila non vaccinati di cui 105mila che hanno superato i cinquant’anni e 113mila giovani tra 5 e 11 anni d’età.

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