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Boom di casi tra agenti e detenuti

Covid-19 in carcere, l’Osapp scrive ai ministri Lamorgese e Bonafede

Le lettere firmate dal segretario generale del sindacato, Leo Beneduci, preoccupato per il consistente aumento dei contagi

Le precarie condizioni igienico-sanitarie in carcere e il contenimento della diffusione del Covid-19 nelle strutture penitenziarie: l’Osapp, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, torna a scrivere alle autorità nazionali in materia per chiedere interventi urgenti. Due le lettere aperte inviate al ministro della Giustizia Bonafede, della prima è destinataria anche la titolare del dicastero dell’Interno, Lamorgese.

Con riferimento agli assembramenti e al mancato utilizzo delle mascherine in carcere, il segretario generale del sindacato, Leo Beneduci, scrive che “occorre evidenziare che i luoghi di assembramento in ambito penitenziario, assimilabili alle piazze cittadine e ai
parchi pubblici, sono i cortili passeggio e i corridoi delle sezioni detentive, dove i detenuti vengono autorizzati dalle direzioni penitenziarie a permanere, non solo senza il rispetto della distanza minima tra individui, ma anche e soprattutto senza mascherina, in ambienti talvolta non sufficientemente areati (ad es. i corridoi delle sezioni detentive)”.

“Mediante separata corrispondenza – sottolinea Beneduci – tale situazione è stata segnalata ai vertici dipartimentali; tuttavia ad oggi non risultano adottate misure concrete ed efficienti. A titolo meramente indicativo, poteva contingentarsi l’accesso dei detenuti ai cortili passeggio, sospendere alcune attività ricreative e culturali – come avviene nel periodo estivo – ma, soprattutto adattare il sistema di somministrazione dei pasti alle direttive della Presidenza del Consiglio dei Ministri“.

“A fronte di tutte le misure previste per gli esercizi pubblici in tema di somministrazione, negli istituti penitenziari il vitto giornaliero viene somministrato con un carrello attraverso il contatto diretto tra l’inserviente e il detenuto beneficiario del pasto; il primo preleva dal recipiente la pietanza sfusa (ad es. pasta al sugo, carne, patate…) per riversarlo nel piatto/piatti in plastica rigida (non monouso) proteso/i dai fruitori dei pasti, due volte al giorno per tutti i ristretti nelle carceri italiane. Tutto ciò a discapito della disciplina dell’asporto volta a scongiurare i rischi connessi al contagio del COVID 19“, evidenzia il segretario Osapp.

“Superfluo segnalare che oltre le ore 18.00 nelle sezioni detentive avviene il passaggio di pietanze preparate in precarie condizioni igienico sanitarie nelle celle. In considerazione di ciò e atteso che l’organizzazione della vita agli interno degli istituti rientra nelle competenze dei Direttori amministrativi, mentre il controllo sulla legalità ai Comandanti del Reparto – nella loro qualità di ufficiali di P.G e titolari delle funzioni di Pubblica Sicurezza – si chiede:

– di estendere le convocazioni prefettizie ai predetti ufficiali di PG che necessitano di muoversi sotto l’egida del Prefetto anche per scongiurare le difficoltà relazionali nei rapporti con il direttore amministrativo gerarchicamente sovraordinato (cfr art 9 l 395/1990);

– di valutare la praticabilità di controlli da parte delle Aziende del Servizio Sanitario Nazionale sul territorio sulle condizioni igienico-sanitarie in ambito penitenziario nella preparazione e distribuzione del vitto, oltre che dell’idoneità igienica degli ambienti destinati alla socialità e alle attività in comune dei ristretti;

– di verificare l’impatto della violazione delle norme di prevenzione del contagio sulla comunità esterna posta la migrazione di detenuti in contesti esterni (es. aule di giustizia – ospedali….) con conseguente propagazione del virus”.

La seconda lettera, rivolta esclusivamente al ministro Bonafede, contiene invece la “grave e motivata preoccupazione per i dati e le notizie riguardanti il costante aumento (circa il 600% in due settimane) dei contagi da COVID19 sia nel personale, in particolare di
Polizia Penitenziaria e sia nell’utenza detentiva. Rispetto a tale situazione, oltre a una generale e quanto mai pericolosa promiscuità (assenza di dispositivi di protezione individuale per quanto riguarda i ristretti) nei reparti detentivi e nelle zone di attività e socialità in comune, non poca perplessità sta destando la sostanziale assenza di disposizioni di carattere nazionale, ovvero emanate dagli Organi del Dap, riguardanti il coordinamento operativo delle misure e degli interventi da adottarsi per prevenire e contrastare il contagio e in particolare il reiterato mantenimento senza limitazioni di sorta, da quanto si apprende, dei servizi di traduzione, di piantonamento nonché i colloqui “de visu” tra i detenuti e i familiari/congiunti, anche provenienti da regioni diverse, atteso anche che i precari divisori in plexiglass installati in fretta e furia nel periodo aprile-maggio sui tavolini delle sale colloqui in carcere non impedirebbero del tutto lo scambio di contatti fisici e di effusioni”.

“In tal senso e ad avviso di questa O.S., il carcere si presenterebbe quale un’ingiustificata ‘zona franca’ anche rispetto alle recenti e urgenti misure adottate in Consiglio dei Ministri, rivolte alla prevenzione ed al contenimento del contagio e che dispongono per la massima limitazione degli spostamenti, anche attraverso l’adozione di dispositivi per la visione da remoto, persino in ordine alle incombenze di natura giudiziaria e penale. In sintesi e per quello che si constata in questo momento – evidenzia Beneduci – il Dap
avrebbe lasciato ogni responsabilità e adempimento alla scelta di Provveditori regionali e Direzioni di istituto penitenziario con ciò, in luogo della necessaria unitarietà d’intervento e di iniziativa, determinando una condizione variegata e quanto mai confusa. Nel ritenere, pertanto ed in conclusione che tali situazioni non possano prescindere da responsabilità anche di natura politico, laddove al Dap sembrerebbero sottovalutare le responsabilità amministrative, la presente è pertanto diretta all’attenzione e per le necessarie
determinazioni, di rispettiva pertinenza, delle SS.LL. on.li”.

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