Cospargimi di flit

Le zanzare, tortura estiva. Oggi poi, ad aiutare l’anofele nostrana che succhia dall’imbrunire a notte fonda, c’è la “tigre” che punge anche di giorno. Una volta le si sterminava col DDT, ma poi hanno scoperto che ha “possibili effetti cancerogeni”, ed è stato vietato. Così ogni anno abbiamo 500mila morti sicure di malaria per evitarne poche migliaia di ‘possibili’ per cancro. Ma la guerra è ancora chimica: zampironi, candele alla citronella, bruciaessenze al geranio, torce all’eucalipto, fornelletti, trappole ai raggi ultravioletti, stilografiche all’ammoniaca… un’industria. Purtroppo le bastarde se ne fregano di tutta questa batteria di fumi e odori.

Ci guazzano. Sembrano allevate ad Autan, allattate a Vape. A rimetterci, in caso di cena all’aperto, siamo noi, e non solo per le punture. Intanto c’è il solito gradasso che dice “a me non mi pungono” e il solito spiritoso che gli ribatte “sei così cattivo che fai schifo persino a loro”. Poi c’è il martire (“se ce n’è una nel raggio di chilometri mi scova e mi pinza, anche attraverso i vestiti”) che tiene una conferenza di un’ora sugli ultimi ritrovati anti-zanzara, e infine il padron di casa inflessibile che insiste nell’importi la sua dotazione di stick, spray e unguenti. Intorno al tavolo, il cerchio difensivo è triplice. Torce, piatti di coccio, candele. Si cena avvolti da zaffate dolciastre e fumi velenosi (una ricerca indiana ha dimostrato che uno zampirone nuoce quanto il fumo passivo di 51 sigarette), che coprono totalmente ogni aroma dei cibi e dei vini, senza peraltro evitare le punture. Qualcheduno, affranto, per rifarsi l’olfatto sniffa pecorino. Sono le volte in cui, se accendo il toscano a fine pasto, mi applaudono.

collino@cronacaqui.it

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