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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Così ritroviamo l’antico orgoglio

Non capitava da anni. Ieri mattina alle 5, all’ingresso degli operai del primo turno, i cancelli di Mirafiori hanno di nuovo udito la voce dei sindacati. E non per protesta, ma per invocare una nuova vita per questo stabilimento morente. E la Cgil questa volta non era sola: ad invocare per Torino la grande fabbrica delle batterie, c’era Torino. O almeno le voci della politica, dell’Università e delle Istituzioni. Destra e sinistra unite per chiedere che Stellantis, nata dal matrimonio combinato tra Fiat e Peugeot scelga la nostra tradizione industriale e le nostre tute blu per ridare la fiducia nel futuro ad un territorio piagato prima dalla crisi e poi da Covid.

Una battaglia che deve essere vinta, a dispetto degli interessi francesi e, anche dei rivali del nostro Mezzogiorno. La Gigafactory per Torino potrebbe essere l’ultimo farmaco per lenire le ferite di un autunno che si prospetta rovente. Lo si legge a chiare lettere in una lettera indirizzata a Mario Draghi e ai ministri dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e della transizione ecologica Roberto Cingolani firmata da Chiara AppendinoAlberto Cirio e dai presidenti di ConfapiUnione Industriale, Api, Camera di Commercio, insieme ai segretari di Fiom, Fim e Uilm. Un coro unanime per affermare come Torino sia la scelta naturale per questo investimento «per tradizione, competenza ed esperienza maturate in oltre 120 anni di storia».

Un appello che la dice lunga sui travagli di Torino e sulla lenta, inesorabile caduta di quella linfa fatta di ingegno e di abili mani che hanno fatto di questa terra la capitale indiscussa non solo dell’auto, ma di tutto l’ingegno e la creatività dei nostri nonni e dei nostri padri. Ora, alla soglia di una decadenza che non ci possiamo permettere a meno di rischiare non solo la perdita di decine di posti di lavoro, ma anche una crisi sociale che nessuno di noi vuole neppure immaginare, serve una scossa vera, una presa di posizione rispetto al nostro territorio che sappia imporsi anche sulle scelte finanziare e operative di un gigante come Stellantis. Sappiamo tutti di essere in competizione con la Spagna ma anche con il Meridione d’Italia, e in particolare con gli stabilimenti di Melfi. Da una parte gli interessi legati ad equilibri europei, dall’altra le spinte di certa politica nazionale che continua a considerarci l’ultima provincia del Paese. Il tempo delle chiacchiere e delle mezze promesse, adesso è finito. Giovedì la parola passerà a Carlos Tavares, che è il dominus di Stellantis a cui tocca dire l’ultima parola nell’Electrification Day, ossia nel giorno in cui il Gruppo svelerà i suoi piani per l’elettrificazione dei marchi e le strategie per il futuro in tema di batterie, accumulatori e sostenibilità. Tra i punti da chiarire la sede della Gigafactory che diventerà la fabbrica delle fabbriche per tutta l’Europa del Mediterraneo. Una chance imperdibile, sia in termini di occupazione, sia in prospettiva del futuro se è vero, come ormai è certo, che la transizione verso l’elettrico è inevitabile. Torino è pronta e finalmente dopo aver rotto un silenzio imbarazzante durato troppi anni, ha anche trovato il coraggio di dirlo, superando ogni tipo di divisione ideologica o di settore. Le divisioni in questo momento, passano in secondo piano, di fronte a noi abbiamo la strada del rinnovamento, oppure una triste parabola discendente che la città e la gente non meritano.

beppe.fossati@cronacaqui.it
stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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