Don Winslow
Libri
Per le strade di New York tra detective, eroina e mafiosi

CORRUZIONE. Nella «Grande Mela marcia» l’epica criminale di Winslow

È la droga il motore principale di questa storia dura e cruda, ma affascinante, che trascina, con un linguaggio diretto e con una narrazione che non salva niente e nessuno

Denny Malone ama New York con tutto se stesso, la «grande mela marcia», il «suo cuore, la sua zolla». La giungla che l’unità speciale della polizia da lui guidata deve tenere a bada. È un eroe il sergente Malone, è il re: il più duro, il più abile, il più leale con i suoi uomini. Ma il re è caduto, è finito in galera e adesso c’è chi trema. Perché Malone sa tutto della sua maledetta città, conosce gli armadi in cui sono nascosti gli scheletri. «Perché molti li aveva nascosti lui».

Stephen King ha scritto una cosa molto semplice ma dannatamente vera su “Corruzione” (Einaudi, 21 euro) di Don Winslow: «È come il Padrino, ma con i poliziotti». Un romanzo epico, attorno alla “Da force”, la squadra speciale con Malone, Phil Russo, Big Monty: i più duri tra i duri, ma anche corrotti, in una città dove nessuno è pulito. Detective che rubano e prendono mazzette, perché bisogna pagare il college ai figli, pensare alle vedove dei colleghi caduti in servizio. E tenere pulito il proprio «territorio». Questo Dennis Malone, irlandese figlio di poliziotto e fratello di un pompiere morto l’11 settembre, eroe decorato ma anche contestato (salva una bambina minacciata ma qualcuno lo sente urlare al bandito «spara, è solo una negra in meno») l’ha fatto per 18 anni. Fino a che si è fatto incastrare, un momento in cui ha abbassato la guardia, intercettato e filmato mentre concorda una mazzetta con un avvocato, sulla sua Camaro decapottabile del ’67, sul Boadrwalk.

È la droga il motore principale di questa storia dura e cruda, ma affascinante, che trascina, con un linguaggio diretto e con una narrazione che non salva niente e nessuno: la droga delle gang e dei grandi trafficanti; quella che uccide un bambino di 9 anni già dipendente dall’eroina; i venti chili di “neve” fatti sparire da Malone e i suoi perché è il momento di «pensare al futuro». In un mondo dove i vecchi mafiosi stanno segnando il passo e declinando perché non si sono più occupati dei «loro», Malone e gli altri sbirri lo fanno, a costo di sporcarsi. Fino a quel confine, il momento in cui si diventa infami, spie, traditori. Come ci si arriva? «Un passo alla volta». Tra sparatorie, retate, cene e feste in locali brillanti, rapporti complessi e controversi, difficoltà famigliari, Malone ci offre la propria etica di chi avrebbe voluto solo essere un buon poliziotto, un’etica se vogliamo distorta.

E Winslow si muove con abilità e conoscenza approfondita di queste dinamiche, come già aveva fatto con “Il cartello” che denunciava il potere dei trafficanti sudamericani. Solo romanzi o c’è di più? «La crime novel è fatta per intrattenere il lettore. Però ci tengo anche a fare qualcosa per cambiare la situazione» dice il romanziere, che ammette come ogni suo libro richieda anni di documentazione. Non ci si improvvisa, non basta un linguaggio efficace quanto un pugno tirato a quel punchball che Don Winslow tiene nel suo studio, sopra il Mac con cui scrive. Magari ascoltando del jazz, «il migliore amico dello scrittore di polizieschi». Preferibilmente il sax di Sonny Stitt, ha spiegato in alcune interviste. Mentre nella New York segnata da sangue ed eroina ci si muove al ritmo feroce dei rapper tanto amati da Malone, i «vecchi», che in realtà vecchi alcuni di loro non lo sono diventati. Perché qui non si salva nessuno.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo