Un monumento negli Usa ricorda la Ferrovia sotterranea
Rubriche Libri
LA FERROVIA SOTTERRANEA

Cora e il cacciatore di taglie. Schiavi in fuga per la libertà

Prima ancora di essere in vendita, il libro di Colson Whitehead è già un caso

La ferrovia sotterranea fu attiva nella prima metà dell’Ottocento negli Stati Uniti: non si trattava di una linea ferroviaria, bensì di una rete di contatti, itinerari, case sicure, attivisti che aiutavano gli schiavi a fuggire dalle piantagioni del sud per riparare in altri stati, persino in Canada. Una organizzazione clandestina e informale che, si calcola, salvò qualcosa come trentamila persone. Le informazioni ai fuggiaschi venivano fornite tramite “codici”, le parole delle canzoni dei vari musicisti che giravano per gli stati del Sud. Una autentica epopea che compare spesso in film o fumetti western. Ed è il titolo di un libro che, ancora prima di essere in vendita, sta già appassionando e destando interesse. L’autore de “La ferrovia sotterranea” (Sur, 20 euro) è Colson Whitehead, appena insignito del premio Pulitzer per la narrativa (poco dopo il National Book Award, unico caso negli ultimi vent’anni garantiscono dalla casa editrice) e inserito nella rassegna “Giorni selvaggi” di Circolo dei lettori, Salone del libro e librai di Colti: sarà a Torino il 21 ottobre, alle 21, alla Scuola Holden.

«Un libro assolutamente da leggere, davvero appassionante» dice, senza mezze misure, per esempio Stefania della libreria Gulliver. E ha ragione, perché questo romanzo, che affronta il tema del razzismo e della schiavitù, si legge come una grande avventura, dal ritmo incalzante. La protagonista è una giovane schiava in fuga, si chiama Cora, ha 15 anni e arriva da una piantagione della Georgia. Una figura femminile che manda forse un richiamo alla realtà storica, a colei che fu definita una “Mosé della gente nera”, ossia Harriet Tubman, una ex schiava che poi diventò una guida della “railroad underground”.

La differenza con la storia è che Whitehead, virando in chiave fantastica, immagina una vera e propria linea ferroviaria con tanto di treni e vagoni, operante in segreto nel sottosuolo, grazie a macchinisti e capistazione abolizionisti. E Cora viaggia per l’appunto a bordo di uno di questi treni per la libertà, facendo tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti, con punizioni ed esecuzioni che diventano spettacolo per il pubblico con tanto di bambini al seguito. Sul convoglio, una umanità dolente in fuga, con cui confrontarsi, di cui raccogliere le storie e le speranze, con alcuni che diventeranno alleati e altri che, forse, per paura, potrebbero essere nemici. E sulle tracce di Cora c’è anche uno spietato cacciatore di taglie. Gli elementi per l’avventura ci sono tutti, unitamente a una riflessione sociale che va ben oltre la trama. Non per nulla, negli Usa, ne sono stati “testimonial” sia l’ex presidente Barack Obama sia la conduttrice Oprah Winfrey. Una presa di posizione nell’America di Trump e dei rigurgiti del Ku Klux Klan? L’autore, da parte sua, ha risposto così preventivamente alle aspettative: «Non sono un rappresentante dell’essere afroamericano, non sono un predicatore: ho scritto un libro e vorrei parlare di quello».

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