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Il Borghese

Copione già visto

Una fabbrica che chiude nell’immensa galassia Fiat, centinaia di operai che rischiano il posto di lavoro, il governo e gli enti locali che si attivano per individuare una soluzione. E poi gli annunci di ristrutturazione, di riassorbimento dei lavoratori, i corsi di formazione. Ma anche i ritardi, i soldi elargiti e spesi (perché devono essere spesi, questo è bene ricordarlo, è una delle condizioni dell’erogazione), le voci di nuovi soci magari dall’oriente. Parliamo di Termini Imerese, dove si produceva la Lancia Y, ma pare la vicenda De Tomaso e Rossignolo. Con la differenza che per quest’ultimo abbiamo già registrato sentenze, per il primo gli arresti potrebbero non essere la parola «fine» della storia. Storie però simili, con responsabilità a livello politico che non possono essere slegate da quelle degli imprenditori in questione. Troppi colgono occasioni tra le maglie larghe dei finanziamenti pubblici, nelle zone grigie dei controlli, perché alle volte c’è la tentazione di chiudere un occhio purché la situazione si risolva. Con DeTomaso, forse, è andata proprio così. La fretta è cattiva consigliera, soprattutto quando ci si vuole appuntare velocemente sul petto la medaglia di posti di lavoro salvati. O quando le tessere del mosaico vanno al loro posto troppo in fretta (tipo che va via una grande azienda e il posto viene preso da un suo fornitore). E ci dovrà essere una ragione, una sola, per cui queste politiche attirano solo investimenti flop (tanto per usare un eufemismo). In ambito sentimentale si dice che attiriamo solo chi ci somiglia. Probabilmente questo è il problema del nostro Paese, allora.

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