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A TORINO

«Ho contratto l’Hiv. E allora?». Campagna shock del Comune

L’assessore Giusta nel mirino

“Sono Hiv positivo/a, e allora?”. L’impatto è notevole quando ci si trova di fronte ai nuovi manifesti pubblicati dal Comune di Torino per la prima campagna istituzionale di contrasto allo stigma sulle persone sieropositive. Quasi uno shock. Al punto da farsi venire almeno un dubbio e accogliere così l’invito a sottoporsi al test per rilevare l’eventuale contagio da sifilide o altre malattie a trasmissione sessuale.

L’iniziativa è nata ed è stata lanciata in occasione del primo dicembre, in cui si celebra la giornata mondiale contro l’Aids. La campagna è stata realizzata da Odv “Casa Arcobaleno” in collaborazione con “Arcigay Ottavio Mai”, con un servizio semipermanente con accesso gratuito, diretto e anonimo in risposta a bisogni specifici della popolazione Lgbtq.

Il messaggio della campagna di comunicazione è volto a conoscere il proprio stato sierologico e accettarlo serenamente e mette in risalto il fatto che, secondo i dati rilevati dal servizio Sanarcobaleno di somministrazione di test rapidi Hiv e sifilide, il 27,36% delle persone che accedono al servizio non ha mai eseguito prima un test Hiv. Inoltre, la maggior parte della popolazione non conosce lo stato sierologico del proprio o della propria partner. «Queste informazioni, aggiunte al fatto che la popolazione non è consapevole che le persone con Hiv che eseguono una terapia efficace e hanno carica virale non rilevabile da almeno 6 mesi non possono trasmette il virus sessualmente, hanno reso necessaria una campagna di lotta allo stigma dell’Hiv e di incentivazione dei test» spiegano da Palazzo Civico.

«Sono convinto – dice l’assessore alle Politiche Giovanili Marco Giusta – che attraverso l’impegno congiunto e coordinato di tutte le realtà sia possibile combattere lo stigma verso persone Hiv positive e ridurre i casi di diagnosi tardiva diminuendo il rischio di contagio. Quello che mi preoccupa maggiormente è l’altissimo tasso di incidenza tra i giovani e occorre quanto prima ricominciare a parlare di sessualità e prevenzione anche nelle scuole».

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