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Conte conta sui non figli di Maria

Tutti i regimi totalitari, fin dall’antichità, si sono serviti dei delatori. Socrate morì per causa loro. Giulio Cesare aveva uno stuolo di spie al suo servizio. La Chiesa ebbe l’astuzia addirittura di santificare quel ruolo ponendolo all’interno di un sacramento: la confessione. Così uccise presunti nemici a milioni. Di Stalin, Mao, Pol Pot, Hoxha, Kim Jong, Hitler sappiamo. Ora nella “democratica” Italia, in un regime di emergenza prolungato ad arte perché nei Dpcm sul Covid si possano infilare nuovi autovelox, prebende per i compari e altro, un ministro (Speranza) va in Tv a dire «vieteremo le feste private in casa». Già lì ci sarebbe da insorgere. In casa? E chi vi dà il diritto di violarne la sacralità? Ma non è finita. Il conduttore (Fazio) obietta «come farete a controllare?», e il ministro, senza vergognarsi: «confidiamo nelle segnalazioni». È un indizio sinistro di come la pensa questo governo. Abbiamo subito per decenni soprusi d’ogni genere fatti con la scusa delle “lotte proletarie”: violenze, occupazioni, blocchi stradali e ferroviari, interruzioni di pubblico servizio… Mai una multa, mai una denuncia. Però sabato scorso, alla manifestazione dei no-mask a Roma, ecco 90 multe ai manifestanti. Altro sinistro indizio. Il nuovo Dpcm non è solo comico (non più di 6 a tavola in casa, non più di 30 alle feste, mascherina all’aperto per chi cammina, ma non per chi “fa sport”, calcetto e basket amatoriali proibiti, ma stadi aperti ai campionati professionistici…), è confusionario e liberticida. L’app “Immuni”, pateticamente spinta in Tv con accanimento degno di Poltrone&Sofà, è e resta un flop. Ma se varano l’app “Infami” sarà un successo. Conte ci conta.

collino@cronacaqui.it

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