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Il Borghese

Consumatori o nuovi poveri?

Tra marzo e maggio del prossimo anno non avremo abbastanza grano per fare la pasta. Lo ha detto, con comprensibile preoccupazione Giuseppe Ferro, l’amministratore delegato de La Molisana, terzo pastificio italiano, spiegando che il Canada primo produttore al mondo di grano duro ha prodotto quest’anno solo 3,5 milioni di tonnellate anziché le solite 6,5. Ma non basta, vista la corsa agli accaparramenti, i limiti dello stoccaggio e le speculazioni, ci troveremo in una situazione peggiore persino al tempo di guerra.

Risultato? Il pane, i grissini, i biscotti e quanto altro abbonda sulle nostre tavole costerà il doppio e soprattutto sarà difficile da acquistare. Un esempio di quanto possa accadere con le materie prime che scarseggiano e, soprattutto, costano sempre di più. Qualche esempio. Rispetto al 2020 il petrolio è aumentato del 78,34 %, l’alluminio del 62%, il gas naturale del 108%. E la filiera alimentare non è stata da meno: frumento +47,3%, zucchero 59,6%, mais 46,2%, carne di maiale 39,8%. Elementi sufficienti a capire che riscaldare la nostra casa ci costerà il doppio, e così sarà per l’illuminazione, il pieno dell’auto.

E la tavola? Sempre l’ad de La Molisana afferma che in taluni supermercati la pasta è già aumentata del 10/15% e che prima di Natale la sferzata sarà ancora più pesante. Immaginatevi il resto, verdura e frutta compresi appesantiti dai costi del trasporto e della refrigerazione del fresco. Per noi, se l’inflazione si alza troppo prima che l’economia sia ripartita davvero tirandosi appresso aumenti in busta paga per i lavoratori, il rischio è di precipitare in una condizione di vita assai vicina alla povertà. Tutta colpa, dice qualche esperto, del fatto che sono ripartiti i consumi e che la domanda è cresciuta in maniera esponenziale in tutto il mondo. Insomma la solita beffa ai danni dei consumatori finali. Già proprio noi.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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