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Colpito con un bastone e lasciato morire

Condannato a morte. “Abbo” era sconvolto. Aveva le ore contate

Aldo Silingardi, 78 anni, fu trovato privo di vita il 9 luglio del 2012 nella sua abitazione nelle campagne corregesi: aveva il cranio fracassato

Sono le 17 del 9 luglio 2012 quando viene ucciso il 78enne Aldo Silingardi nella sua casa di via Lemizzone, nelle campagne correggesi. Il corpo dell’uomo viene rinvenuto in cucina due ore dopo il delitto con il cranio fracassato. Chi ha infierito su di lui ha usato una gamba del tavolo e quella di una sedia: armi improvvisate, ma espressione di una violenza cieca. Sul caso, rivelatosi piuttosto complesso e di non facile soluzione, si sono alternate rilevazioni scientifiche (alcune ancora al vaglio del Ris) a stringenti interrogatori a parenti e amici dell’anziana vittima.

Ma l’assassino del 78enne avrebbe fatto un passo falso, lasciando un’impronta digitale sulla scena del delitto. Una “firma”. Gli inquirenti erano sicuri di poter identificarla per chiudere il caso. Le prime analisi sembravano escludere i parenti, messi da subito sotto torchio dai carabinieri alla ricerca di spunti e possibili moventi che potessero giustificare tanta ferocia. Poi è stata la volta dei Ris offrire le dovute certezze. Ma il primo risultato, che è poi stato confermato da successive analisi, ha confermato che quell’impronta era nuova agli archivi delle forze dell’ordine e le indagini sono tutt’ora ad un punto morto. Oltre al nome dell’assassino, nel puzzle degli investigatori manca anche il movente.

La sparizione del portafogli della vittima – dove, assicura chi lo conosceva bene, era solito tenere pochi euro – è stata interpretata dagli inquirenti come un maldestro tentativo di simulare una rapina finita in tragedia. Sarebbe stato lo stesso Silingardi ad aprire la porta al suo assassino. Oppure l’omicida – che di sicuro conosceva le abitudini di “Abbo” (il muratore in pensione era conosciuto da tutti con questo soprannome) – aveva gli strumenti per entrare in casa senza forzare la porta. Le modalità del delitto fanno pensare a una esplosione incontrollata di rabbia, più che a una esecuzione pianificata nel dettaglio.

Basti dire che l’assassino è entrato in casa disarmato. Per uccidere ha spezzato le gambe di un tavolo e di una sedia, accanendosi poi sull’anziano incapace di difendersi. Una ferocia che ha per forza impedito all’aggressore di fare attenzione a non lasciare tracce. Ai carabinieri è bastato poco per rilevare l’impronta digitale. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, sono proseguite a lungo. Gli investigatori hanno scavato a lungo nella vita privata della vittima e sui suoi averi. Disponeva di somme tali da poter giustificare attriti e persino l’omicidio?

Quel che è certo è che l’assassino ha avuto almeno due ore di tempo per allontanarsi. Infatti, tanto tempo è trascorso dal momento del delitto (collocato alle 17) al ritrovamento del cadavere (intorno alle 19) da parte del fratello Leo e di Piero (marito della nipote). Tutti sentiti come “persone informate sui fatti”. Tramite l’avvocato Giulio Cesare Bonazzi, la famiglia Silingardi ha sempre ribadito di non credere al delitto maturato nell’ambiente parentale, quando piuttosto a una rapina finita male.

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