Concetta Candido (foto da Facebook)
Il Borghese

Concetta e Roberto

Guardo quella sedia nera con il cuore in tumulto. E’ la seconda volta nella mia vita che fisso quell’oggetto così comune e immagino le atroci sofferenze inflitte dal fuoco che brucia le carni e tenta di soffocare una vita. La prima risale a tanti anni fa, quando il 1° ottobre 1977 Roberto Crescenzio, trasformato in una torcia umana dalle molotov di Lotta Continua e Autonomia operaia, venne adagiato ormai morente su una sedia da alcuni passanti nella centralissima via Po. La seconda è di ieri quando nella sede dell’Inps una donna spinta alla disperazione più profonda ha gridato la sua rabbia per il licenziamento e poi si è cosparsa di alcol e si è data fuoco.

Altre mani forti e caritatevoli l’hanno messa seduta lì, su una sedia, con il volto, il torace e le braccia gravemente ustionati, in attesa dei primi soccorsi. E’ viva Concetta che a 46 anni ha scelto quel gesto di protesta tremendo quasi come un monito verso una società che l’ha abbandonata. E’ viva, ma in gravissime condizioni. Senza lavoro da un giorno all’altro, senza prospettive, senza aiuti, nonostante vi fosse una famiglia solidale pronta a sostenerla, non ce l’ha fatta più. E sentirsi negare la liquidazione e il sussidio di disoccupazione è stato troppo, anche per una donna determinata come lei.

Non fingiamo sorpresa, esiste per tutti un limite che non si può superare. Anche se il nemico, per Concetta, forse era solo qualche documento mancante alla sua pratica, oppure la lentezza cronica della burocrazia. «Non ce la faccio più» ha gridato e poi ha fatto scattare l’accendino. Pensiamoci: Concetta voleva voleva soltanto quanto le spettava, non certo la carità. Ed è diventata una vittima, come dice in lacrime il fratello, di un mondo del lavoro spietato, senza regole e senza solidarietà.

fossati@cronacaqui.it

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