Giovanni Allevi classe 1969
Spettacolo
GIOVANNI ALLEVI

«Ogni concerto è una sfida, tremerò»

Il compositore dal vivo domani al Teatro Colosseo con i brani del suo nuovo album

Il 2020 dal vivo inizia con Giovanni Allevi. Il compositore marchigiano domani sera, dalle 21 (biglietti a 29, 25, 40 e 46 euro), sarà sul palco del Teatro Colosseo di via Madama Cristina 71 per proporre la musica del nuovo album “Hope”, uscito nel novembre scorso. Sarà un concerto particolare caratterizzato da atmosfere natalizie. Lo stesso Allevi si presenterà al pubblica nella doppia veste di pianista e direttore d’orchestra, con l’ensemble dell’Orchestra Sinfonica Italiana. Prima del concerto , l’autore di “Come sei veramente” e “The flow”, si racconta a CronacaQui.

In cosa spera Giovanni Allevi?
«Spero in un cambiamento nella mentalità e nella Cultura. Ora viviamo nell’era dei numeri, dove tutto ha valore in relazione alle quantità che sono mosse. Voglio cominciare a far circolare l’idea che chi è incompreso, disadattato e non conforme, conservi il germe del nuovo e del futuro».

Come renderà questo disco dal vivo?
«Dal vivo si vedranno le mie dita tremare per l’emozione, lo sguardo divertito degli interpreti, la corporeità ritmica dell’orchestra. Cercheremo di portare l’espressività della mia musica ai massimi livelli».

È più a proprio agio come compositore o come direttore d’orchestra?
«Sono un compositore: la mia gioia e il mio tormento è scrivere musica nuova. Ma come ripeteva spesso Strawinsky, il compositore deve essere anche direttore della propria musica, deve fare esperienza, in prima persona, dell’incontro della sua musica con gli interpreti e con il pubblico».

Cosa significa per lei tornare a Torino, la città dove ha mosso i primi passi nel mondo della musica?
«Forse è difficile da spiegare. Ero un giovane totalmente sconosciuto, ed ho avuto l’ardire di presentare in un concorso pianistico internazionale a Torino, un programma fatto solo di mie composizioni. La commissione non mi ha rifiutato a priori. Quelle persone mi hanno ascoltato per un’ora, e giorni dopo ho ricevuto la comunicazione che avevo vinto. E’ stato il primo grande riscontro della mia vita. Da allora conservo una incrollabile fiducia nel mondo, ed un amore sconfinato per Torino».

Cos’è l’ispirazione per Giovanni Allevi?
«E’ l’elemento più importante nella composizione musicale, l’unico che non si può insegnare in conservatorio».

C’è un momento particolare per comporre?
«Capita nella vita di essere feriti, scoraggiati, o di essere insofferenti per come vanno le cose. Capitano anche momenti in cui non accade nulla, e sembra di essere congelati in una dimensione di immobilità. Ecco, quello è il momento in cui la musica arriva e ci catapulta in un mondo nuovo».

Giovanni Allevi è anche molto invidiato e criticato. Come riesce a superare tutto questo?
«Cosa c’è mai da invidiare nella mia vita “scombinata”, lontano da ogni sicurezza, senza il riparo di una istituzione o di un grande riscontro esterno? Siamo cavalieri lucenti, sentinelle della bellezza, andiamo avanti sapendo che un giorno tutto questo avrà un senso».

Un artista con cui vorrebbe collaborare?
«Sognare non costa nulla: mi piacerebbe un giorno dirigere il mio Concerto per Pianoforte e Orchestra, affidandone l’esecuzione alle dita del virtuoso Maestro Andrea Lucchesini, che è stato un autentico mito della mia adolescenza».

C’è un brano che rappresenta di più lo stato d’animo di Giovanni Allevi?
«Sono molto coinvolto dal brano per coro, voci bianche e orchestra “You were a child”. In questo mondo, che sta per essere gettato nella guerra dalla follia degli adulti, è necessario tornare alla purezza ed al candore dei bambini».

Questo album ha portato qualcosa di nuovo nella sua carriera?
«E’ ancora presto per dirlo. Quando scrivo musica e la pubblico, non ho mai la certezza del risultato, perché non amo ripetermi e non vado mai sul sicuro. E’ una condizione dello spirito che mi accomuna ad un esploratore, un marinaio, o chiunque si avventuri per una strada non battuta. Ma è la vita che ho scelto».

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