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LA PROTESTA

Con lo sciopero degli spazzini la città diventa una pattumiera [LE FOTO]

I lavoratori chiedono il rinnovo del contratto e maggior personale

Seicento operatori e operatrici ecologiche provenienti da tutta la provincia ieri in protesta in piazza Castello per chiedere il rinnovo del contratto fermo da 28 mesi.


(foto: Tonino Di Marco)

Una manifestazione organizzata dalle sigle sindacali Pp Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel che ha fatto tanto rumore. Soprattutto per l’effetto prodotto dallo sciopero che ha trasformato la città in una grande “pattumiera”.

RIFIUTI OVUNQUE
Dai cassonetti del centro alle nuove ecoisole, ai marciapiedi. L’immondizia si è accumulata un po’ ovunque. I cassonetti erano tutti pieni e sacchi della spazzatura spuntavano sui marciapiedi del quadrilatero e di tutte le vie del centro città tra piazza Vittorio e piazza San Carlo. I portici di via Po erano costellati di escrementi di cani e colate di urina. Così in tutta la città, con rifiuti di ogni tipo ammassati attorno ai bidoni di Santa Rita, Lucento e Barriera di Milano.

I MOTIVI DELLA PROTESTA
La giornata di sciopero, organizzata a livello nazionale, ha interessato 15mila lavoratori in Piemonte, 4mila in provincia e circa 1.600 dipendenti a Torino città. I servizi essenziali sono stati garantiti da Amiat che comunque aveva già messo in chiaro le difficoltà che ci sarebbero state.

Tra le proteste, oltre al mancato rinnovo del contratto, ce ne sono tante altre. Dall’eccessiva flessibilità di orario richiesta da Amiat e cooperative, al mancato riconoscimento del lavoro usurante, dai rischi legati al Covid, ai mezzi vecchi.

«Inoltre – sottolineano i sindacati – siamo in carenza di organico, circa 150 dipendenti soltanto a Torino e 400 in provincia, in sintesi il 10% del totale». Al termine della manifestazione una delegazione è stata ricevuta in prefettura, dove ha consegnato una lettera aperta al sindaco di Torino, Stefano Lo Russo e e all’Anci.

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