armistizio cherasco
Amarcord
28 APRILE 1796

Con l’armistizio di Cherasco lo stato sabaudo è sconfitto

Fine delle ostilità tra la Repubblica Francese e il Regno di Sardegna

Napoleone Bonaparte aveva preso il controllo dell’esercito rivoluzionario a marzo e ad aprile 1796 aveva già sconfitto il pur agguerrito esercito piemontese. Iniziava così la sua inarrestabile ascesa che lo avrebbe portato a diventare imperatore. A Torino, re Vittorio Amedeo III riceveva dispacci che lasciavano presagire nulla di buono: le truppe erano state non del tutto annientate, ma poste in condizione di non nuocere, separate e ormai umiliate. Resistere era impossibile. La notizia della possibilità di un armistizio era già stata fatta pervenire a Bonaparte che, per accelerare le mosse e sciogliere ogni dubbio nel re, fece marciare tre colonne, una su Alba, una su Fossano e una su Cherasco. Il Piemonte centro-merdionale era nelle mani francesi. A Torino si convocò urgentemente un nuovo consiglio nella giornata del 26. Le condizioni imposte da Napoleone vennero accettate, come conseguenza minore del male maggiore, che sarebbe stato difendere la capitale senza speranza di soccorsi. Bonaparte aveva nel mentre posto il suo quartier generale a Cherasco. Le truppe del generale Colli-Marchini, comandante dell’esercito piemontese, avevano lasciato la città la mattina del 25 aprile. Immediatamente dopo, fecero il loro ingresso i francesi. Il re nominò suoi commissari il barone de La Tour e il marchese Costa de Beauregard: essi partirono da Torino il 26, e, dopo una sosta a Carmagnola, giunsero a Cherasco nella notte del 27. A riceverli, a palazzo Salmatoris, fu il generale Berthier: Bonaparte li fece sdegnosamente attendere, prima di concedersi per le trattative. Il de La Tour, sottolineando le pretese del generale, si lamentò della loro eccessiva durezza. Bonaparte non arretrò di un metro: evidenziò come, da quando aveva avanzato le sue condizioni al re, egli avesse conquistato anche Fossano, Alba, Cherasco. Insomma, lo scacchiere era mutato, e a danno dei piemontesi; pertanto, nelle argomentazioni di Napoleone, essi dovevano considerarlo moderato. De La Tour osò indicare a Bonaparte che alcune delle condizioni imposte, come la cessione della piazza di Cuneo, non avrebbero giovato all’esercito francese; in tutta risposta, egli affermò di non aver bisogno dei consigli del nemico. I delegati sabaudi non riuscirono a smuovere il generale su nessun punto: anzi, passata l’una di notte, mostrandosi visibilmente irritato, Bonaparte annunciò di aver ordinato l’assalto generale a Cuneo, e che non sarebbe stato rimandato se non con la resa del re. I due ambasciatori avevano perso. Rassegnati, sottoscrissero l’armistizio. Solo dopo la firma del trattato il generale si mostrò meno scontroso, lodando anzi l’intraprendenza dei piemontesi al Bricchetto e incolpandosi di aver perso tempo davanti alla rocca di Cosseria. Gli ambasciatori lasciarono Cherasco alle sette del mattino del 28 aprile. Iniziava, da quel momento, una nuova pagina della storia piemontese e, da quel momento, iniziò a sfolgorare l’astro del generale Bonaparte, ormai prossimo a diventare semplicemente Napoleone.

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