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Politica
IL CASO

Comune, aumenta lo stipendio dei politici

Cresce l’onorario di sindaco e assessori. Anche i consiglieri della Sala Rossa e Circoscrizione ci guadagnano

«Aumentano l’Irpef a noi e loro invece guadagneranno di più». «È inaccettabile, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo». Crescono gli stipendi dei nostri politici e la polemica corre di bocca in bocca tra i torinesi. Fa discutere la notizia che sindaco e assessori vedranno crescere la busta paga mensile. Anche i consiglieri che siedono in Sala Rossa godranno indirettamente dei benefici della nuova legge di Bilancio. Approvata in Parlamento con una larghissima maggioranza, la manovra che tocca le regioni a statuto ordinario fa lievitare di circa duemila euro al mese lo stipendio lordo del sindaco Stefano Lo Russo. Un adeguamento che va letto anche alla luce dei continui procedimenti giudiziari a cui i primi cittadini devono fare fronte. Come insegna la storia recente della sindaca Chiara Appendino.

LO STIPENDIO
Nel dettaglio, Lo Russo (e chi prima di lui) aveva diritto a una retribuzione di 9.123 euro mensili. Ora, grazie alla manovra governativa, godrà di un corrispettivo pari a 11.227, per poi toccare, nel 2024, i 13.800 euro lordi. Va detto che il primo cittadino ricopre anche il ruolo di sindaco della Città Metropolitana, per cui non riceve alcun compenso, ma questo è un altro discorso. Aumentando poi lo stipendio del sindaco, di conseguenza, crescono i compensi degli assessori, che per legge possono arrivare al 65%. Per quanto riguarda i consiglieri invece, non è stato previsto alcun aumento del valore del gettone di presenza (che resta fisso a 120 euro lordi). Ad aumentare sarà invece il numero massimo di commissioni a cui gli eletti possono partecipare. Si passa da 19 a 23. Stando così le cose, mensilmente i consiglieri potranno arrivare a guadagnare un massimo di 2.800 euro, 500 in più rispetto al passato. Tra due anni poi il tetto toccherà i 3.400 euro lordi. Lo stesso meccanismo sarà valido per gli eletti in Circoscrizione, che potendo partecipare a più commissioni arriveranno a maturare fino a 1.100 euro al mese (contro i 900 circa attuali).

LE REAZIONI
«Noi siamo d’accordo» attacca sicura la capogruppo di Sinistra Ecologista Alice Ravinale. «Far parte di un’amministrazione come quella di Torino comporta una grande responsabilità e richiede un notevole impegno, innanzitutto di tempo, ed è giusto che la retribuzione sia adeguata, anche per rendere non ricattabile chi decide e per permettere davvero a tutti di poter accedere al ruolo. La retorica populista degli ultimi anni non ci appartiene». Al mese Raviale porta a casa in gettoni circa 1.300 euro, fa sapere. «Nessuno scandalo», solo «Populismo da Podestà» per il capogruppo della Lista Civica Silvio Viale. «Una comunità deve essere in grado di tollerare adeguamenti ai 40 consiglieri comunali che ha votato e che la governano, altrimenti tanto vale che si consegni al signorotto di turno». Anche tra le fila delle minoranze la musica non cambia. «È una decisione del governo e non una scelta politica della giunta Lo Russo – premette il capogruppo dei Cinque Stelle Andrea Russi -. Detto ciò, in assenza di una normativa che tuteli i primi cittadini, e sulla base delle responsabilità, dei rischi e delle spese legali che spesso i sindaci di città grandi come Torino devono sostenere, direi che è anche una forma di tutela». Eppure proprio il M5s nazionale aveva portato avanti una battaglia serrata contro gli stipendi troppo alti dei parlamentari. «La situazione qui è completamente diversa – replica Russi -. Bisogna considerare che i consiglieri comunali non hanno un vero e proprio stipendio, ma sono retribuiti sulla base delle presenze alle sedute di commissione, fino a un massimo di 23 liquidate. Ovviamente io e le consigliere del mio gruppo siamo sempre presenti e partecipiamo ogni mese a un numero di sedute ben più alto, tra le 35 e le 45: in pratica la metà delle sedute a cui partecipiamo è a titolo gratuito, senza considerare il lavoro extra consiliare, incontri con i cittadini, sopralluoghi, scrittura degli atti, che non avendo uno staff eseguiamo personalmente e le responsabilità civili e penali che il ruolo comporta». E ancora Russi: «Quando partecipo a tutte e 23 le sedute, la mia retribuzione netta può andare dai 1.550 ai 1.750 euro, dipendentemente dai contributi versati. Ad agosto, con la pausa estiva, e a dicembre, con quella invernale, le cifre percepite sono senz’altro più basse». Allo stesso modo, anche il capogruppo di Forza Italia e vicepresidente vicario Domenico Garcea sottolinea come l’aumento degli stipendi sia «giustificato dalla mole di impegno richiesta, dal numero di commissioni ordinarie e speciali cui si partecipa nonché dalle responsabilità che vengono assunte nell’es erci zio delle funzioni di gestione, indirizzo e controllo politico-amministrativo di una Città come la nostra». Fare il sindaco comporta «grandi responsabilità e impegno, a fronte di compensi che, ancor più nei piccoli comuni, sono inadeguati» sottolinea la capogruppo della Lega, Elena Maccanti. «In certi casi inferiori al reddito di cittadinanza» aggiunge. «Questo è un giusto riconoscimento, che rischia di diventare impopolare nel momento in cui si decide di aumentare l’Irpef in un contesto così difficile» prosegue l’onorevole della Lega che, come i colleghi Ricca e Tronzano che svolgono altri incarichi al di fuori dalla Sala Rossa, non percepisce alcun gettone per l’attività da consigliera. Anche l’ex candidato sindaco e leader di Torino Bellissima Paolo Damilano commenta: «Non sono contrario in modo pregiudiziale al fatto che lo sforzo e l’impegno di chi tutti i giorni amministra le nostre città venga riconosciuto, anche in termini economici. È una responsabilità che non va sottovalutata». Dopodiché corregge il tiro: «Tuttavia mi domando, in un momento storico in cui si chiedono ulteriori sacrifici ai torinesi addirittura con nuove tasse, non sarebbe stato più opportuno soprassedere almeno per il momento a questi aumenti? Almeno fino a quando i conti della città non saranno tornati in ordine. Sarebbe stato un bel messaggio di vicinanza concreta ai nostri cittadini che già stanno affrontando tante difficoltà». E ancora: «Mi chiedo cosa ne pensa quel 60% di torinesi che non è andato a votare e che dimostra così di sentirsi sempre più lontano dalla politica».

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