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Il Borghese

Compriamo italiano

Per la nostra economia marzo è stato un mese orribile. Il peggiore per quanto possano ricordare i ricercatori dell’Istat. E aprile, senza voler passare per uccelli del malaugurio, sarà ancora peggio. L’industria ha perso oltre il 29 per cento rispetto al mese omologo del 2019 e bastano i conti di Fca che ha toccato il minimo storico di oltre il 95 per cento a dirci che, se la ripresa ci sarà, il cammino sarà lungo e molto doloroso, e non solo per i lavoratori. La fotografia del nostro Paese è inquietante e i tentennamenti del nostro governo, i dissidi interni alla maggioranza ispirata dalla certosina prudenza degli scienziati, ci hanno posizionati come fanalino di coda rispetto alle altre economie d’Europa. Tanto che la Germania perde il 9,2 per cento e la Francia, che pure è stata duramente attaccata dalla pandemia, il 16,2. Un terzo e la metà di quanto abbiamo lasciato noi sul tappeto favorendo gli speculatori di mezzo mondo, cinesi compresi i quali dopo il virus ci hanno regalato – come si dice a Roma – le peggiori sole. Basta un’occhiata ai dati catastrofici del tessile e dell’abbigliamento (-50 per cento a marzo, probabilmente -90 per cento ad aprile) per capire che occorre, anche negli acquisti, un nuovo senso del valore di quanto sappiamo fare a casa nostra. In soldoni, dobbiamo comperare italiano. E dobbiamo comperare sotto casa, ritrovando quel senso della Nazione che insegnavano i nostri padri. Nel mondo che ci siamo costruiti ha dominato, e domina ancora, il gusto dell’esotico, così come continua a prosperare l’acquisto on line che arricchisce soltanto le grandi multinazionali e le catene internazionali dell’e-commerce. Per salvarci, per evitare che un’attività su due non ce la faccia più a ricominciare dobbiamo fare tutti il nostro dovere. Rispettare il lavoro italiano e sostenere chi, con mille sacrifici, ha continuato a tenere aperte negozi e botteghe.

fossati@cronacaqui.it

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