Commemoro chi mi conviene

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Il primo settembre di 80 anni fa Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania che aveva invaso la Polonia. Mussolini attese quasi un anno (mentre Hitler trionfava su tutti fronti), poi disse “ho bisogno soltanto di qualche migliaio di morti per potermi sedere da ex-belligerante al tavolo delle trattative” ed entrò in guerra. Era il 10 giugno 1940. Come andò a finire lo sappiamo. Resta il fatto che quella guerra, coi suoi 60 milioni di morti, fu la più luttuosa della storia. Fu la prima volta che le popolazioni civili furono considerate obiettivo militare e sterminate in modo massiccio, programmato e metodico. Non che nel corso della storia i vincitori fossero clementi, coi vinti: da Troia a Cartagine, dagli assedi medioevali alle guerre di religione ce ne furono, di popolazioni sterminate. Ma lì erano diverse anche le guerre: erano dei corpo a corpo all’arma bianca, o te o me, e il nemico che uccidevi lo guardavi negli occhi. Era, in un certo senso, leale. Divenne più sleale quando le armi (quelle da fuoco per prime) allontanarono l’ucciso. Slealissimo quando s’iniziò ad ammazzare dal cielo. Non sapere chi uccidi non toglie violenza all’atto. Tra militari almeno si posson fare prigionieri. Coi bombardamenti no. Per quello dà fastidio vedere con quanta compunzione si commemorano ogni anno le varie stragi naziste (Stazzema, Marzabotto…), ma non si ricordano mai i centomila civili italiani uccisi dalle bombe alleate. Lo vuole la politica, lo so. E la politica è ipocrita, come si vede bene nel ribaltone di questi giorni. Ma, rovesciando Clausewitz, si può dire che “la politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi”. E nel dirlo viene un brivido.

collino@cronacaqui.it

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