eitan
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Come Re Salomone

Re Salomone minacciò di impugnare la scimitarra e di dividere in due il corpicino del neonato conteso. Sembra che per il piccolo Eitan si voglia fare lo stesso. Diviso in due: come fosse un bambolotto, concesso per tre giorni a testa ai due rami della sua famiglia che se lo contendono, e che per giunta non sono papà e mamma, morti nell’incidente del Mottarone. Parenti (forse serpenti) che per un «bene del bambino», alquanto sospetto, sembrano essere disposti a tutto, ma solo per soddisfare i loro egoismi (la vicenda biblica di Re Salomone è emblematica) e forse per qualcosa di più. Infatti, Eitan non solo rappresenta l’eredità di una famiglia che si è dissolta, ma il bambino sarà quasi certamente il destinatario di risarcimenti milionari. Lo si vuole per metà in Israele a frequentare una scuola ebraica e per l’altra metà a Pavia, alunno in un istituto di suore cattoliche. Due mentalità che si scontrano e che a loro modo avrebbero già pianificato il futuro del piccolo sopravvissuto, naturalmente sulla sua pelle. Perché Eitan non è un bimbo qualunque, ma un cucciolo vittima di un tragico incidente che lo ha costretto per settimane a terapie intensive, ad un lungo periodo di riabilitazione e, quando l’inferno sembrava passato, si è trovato al centro di una guerra improvvisa, che lo segnerà per sempre. Ieri la giudice di Tel Aviv Iris Ilotovich Segal ha convinto i parenti di Eitan, ad accordarsi.

Fino all’8 ottobre il piccolo trascorrerà metà tempo con i parenti della mamma e l’altra metà con quelli del papà che al momento si trovano in Israele. «Un tempo congruo – si legge nel dispositivo della corte – per permettere la celebrazione delle udienze» e consentire a Iris Ilotovich Segal la decisione definitiva. Un tempo breve per tutti, ma non per Eitan che dopo lo shock e le sofferenze, gli è stata negata anche la possibilità di frequentare la scuola. Entrambi i rami della famiglia avranno le loro ragioni ed esse sono state rappresentate in due diverse istanze depositate in Tribunale a Tel Aviv, ma la ragione è un’altra cosa, e riguarda prima di tutto il benessere del piccolo superstite del Mottarone che nell’incidente ha perso la sua vera famiglia. Problemi e criticità si riscontrano normalmente su figli di coppie divorziate, sballottati a casa di un genitore e poi dall’altro, a seconda degli accordi stipulati dai coniugi davanti ai giudici. Criticità e problemi comunque mitigati dalla certezza che la scuola che si frequenta è sempre la stessa, che le case in cui vivono papà e mamma sono nella medesima città e, dunque, i punti di riferimento non vengono meno, specie perché quelli più importanti sono rappresentati proprio dalla presenza della madre e del padre, anche se non vanno d’accordo. Per Eitan, per il quale sembrano valere le ragioni e non la ragione, pare non esservi alcuna certezza; e se un accordo come quello a termine che scadrà l’8 ottobre, sarà confermato e prorogato, per lui non ci sarà alcuna possibilità di lasciare Israele, perché è impensabile che un bimbo di quell’età possa dividersi tra Pavia e Tel Aviv, frequentare scuole e amici diversi. Ma sembra non esserci alternativa perché, in assenza di una decisione condivisa, per Eitan si aprirebbero le porte di una casa famiglia o quelle di un istituto di accoglienza. Potrebbe salvarlo solo (se nessuna delle due parti cederà) la conclusione dell’inchie – sta penale condotta dalla procura di Pavia. Infatti se i magistrati italiani accerteranno che Eitan è stato vittima di un’azione criminale (il sequestro di minore è tra le più gravi), solo un complotto di alto livello potrebbe impedirgli di tornare in Italia e, in quel caso, l’azione diplomatica del nostro Paese acquisterebbe incisività nei confronti dell’opinione pubblica e di un governo straniero.

Ieri, su indicazione del giudice, le due parti hanno anche sottoscritto un impegno al silenzio nei confronti della stampa, per tutelare la privacy del bambino. Cosa sacrosanta, ma con il silenzio si rischia di far calare un velo sulla vicenda (e ciò potrebbe sfiorare l’omertà), e invece di «difendere il piccolo Eitan, la sua sicurezza, la sua integrità e la sua tranquillità», lo si danneggerebbe ancora.

Marco.bardesono@cronacaqui.it

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