Foto d'archivio (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Come la Svezia? Basta saperlo…

Il Covid è tornato a spaventarci: i bollettini ci dicono che i decessi quotidiani sono tornati a quota cento – ieri 93, in tutta Italia -, ben più di una soglia psicologica per chi rivede l’incubo degli ultimi due anni. Negli ospedali si comincia a mettere in atto il protocollo pandemico: i reparti con pazienti positivi vengono isolati, in alcune strutture ci sono interi piani off limits – sospese le visite parentali, niente dimissioni o nuovi ricoveri, pazienti confinati nelle camere – dove vengono tenuti in isolamento anche i ricoverati negativi. È tornato il momento di pensare a come difenderci. Il professor Di Perri indica la mascherina, anche all’aperto, come il sistema di protezione più indicato. E bisogna anche dire che, pur cadendo l’obbligo, non è che sia stato vietato di indossarla, nonostante quello che pensano i talebani del “no restrizioni”, certe volte più fastidiosi anche dei no vax. Dobbiamo prepararci a nuove restrizioni? Per ora qualche cacciatore di titoloni aveva pensato di indicare il concerto dei Maneskin come piaga d’Egitto (perché solo quello e Jovanotti no?), ma la realtà è che, come dice Di Perri, «ormai il virus l’abbiamo lasciato correre». E per alcuni suoi colleghi non è un male assoluto, dal momento che milioni di italiani si sono così immunizzati contagiandosi. Abbiamo sposato quindi, due anni dopo, la teoria svedese? Forse, ma basterebbe sapere se è una decisione razionale o qualcosa che non si può evitare, avendo ormai capito che il cosiddetto “Zero Covid” è un miraggio. La prima cosa da fare è proteggere i cosiddetti fragili: anziani, malati… È quello che dovrebbe fare la sanità, no? Anche senza recrudescenza del Covid. Vedremo cosa – e se – decideranno al governo, quando avranno finito di giocare con le crisi pentastellate.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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