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Spettacolo
TEATRO GOBETTI

Com’è difficile essere donna quando nessuno se ne accorge

Stasera e domani con: “Signorina, lei è un maschio o una femmina?”

Il titolo è nato, così, quasi per caso, suggerito, involontariamente, da “un signore di mezza età”. «Mi trovavo in centro a Ferrara – dice Gloria -, ero seduta su un gradino e facevo le parole crociate. Passa un signore di mezza età, uno a modo, mi guarda, si ferma, scende dalla bici e mi fa: “Signorina, lei è un maschio o una femmina?”. Ho capito subito che non era una domanda reale, anche perché mi ha chiamata “signorina”, perciò, invece di offendermi, ho pensato: ma guarda che generosità! È venuto a suggerirmi il titolo!». Gloria Jacopini è l’interprete di “Signorina, lei è un maschio o una femmina?”, testo scritto a quattro mani con Giulietta Vacis. figlia del regista e drammaturgo Gabriele Vacis. Vincitore del Bando Castellinaria, rappresentato in occasione della Giornata mondiale contro la Violenza di Genere per il Comune di Volta Mantovana, selezionato nel 2019 per La giovane Scena delle Donne, per la prima edizione del Nolo Fringe Festival e per il Cielo Su Torino dello Stabile, lo spettacolo, prodotto da Asterlizza Teatro, va in scena questa sera alle 21 al Teatro Gobetti (in replica domani sera alla stessa ora), ultimo appuntamento della rassegna “Summer Plays/Nuove Destinazioni”. Si chiude dunque con una stand up comedy su temi attualissimi, come l’identità di genere e la violenza sulle donne, la rassegna estiva dello Stabile.

«Quando ci hanno chiesto di scrivere un testo contro la violenza sulle donne – spiegano le autrici -, ci siamo chieste: ma perché parliamo di violenza di genere, e non di violenza in generale? Forse la cosa preoccupante è che ci sia ancora bisogno di parlarne come di un tema a parte. E se questo problema ancora così attuale, avesse origine anche nelle discriminazioni legate ai linguaggi di genere?».

Nasce così il monologo con cui l’attrice modenese, diplomata alla Scuola di Teatro Paolo Grassi, racconta con leggerezza, profondità e autoironia come sia difficile essere donna, specialmente «quando non se ne accorge nessuno». E soprattutto se le difficoltà iniziano quando hai ancora i denti da latte, quando «da bambina ti insegnano che ti deve piacere il rosa perché sei una femmina, ma a te piace terribilmente il blu. E allora che cosa succede? E se ti avevano detto che le femmine hanno la voce fatata e tu quando parli sembri il Gabibbo, cosa significa? Il mondo sembra andare in tilt e di conseguenza anche tu finisci per non riconoscerti più». Un monologo autobiografico. Come sottolineano le autrici, infatti, «ogni riferimento a fatti, cose o persone, non è assolutamente casuale».

E non manca il riferimento alle mamme. C’è la mamma «che invece di vestirmi da meringa mi dice che vado bene così». C’è anche la mamma che farebbe qualunque cosa per far diventare la figlia una miss. «Ecco, questa è l’unica parte non autobiografica» rivela Gloria. Neppure Giulietta riconosce nel personaggio la sua di mamma: «Mia mamma era di quelle che bruciava i reggiseni in piazza, nel ’68, io al confronto mi sento molto più moderata» ha dichiarato.

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