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Esteri
Daryna Huz, 31 anni, fotografa

«Combattiamo da qui per la nostra Ucraina con cibo e medicinali»

Con 16 amiche coraggio organizza in chat spedizioni di aiuti: «Mio cugino combatte al fronte. Noi non ci piegheremo»

Daryna Huz ha 31 anni. Ucraina, fotografa, vive a Mirafiori ma i suoi pensieri, da settimane, sono rivolti alla sua Kharkiv, la città che più sta soffrendo l’invasione di Putin. Bombardata giorno e notte, senza più scuole, chiese, ospedali, ponti. Laggiù Daryna ha genitori, zii, nonni. Non può andare sul posto ad aiutarli, e allora lo fa da Torino. Con Telegram. «Abbiamo un gruppo di 16 donne ucraine che vivono a Torino. Raccogliamo cibo, medicine, pannolini, che spediamo al confine». Mentre parla, il cellulare squilla così tanto che sembra di essere in un call-center. Daryna prende fiato: «Ieri ho pianto due ore, non riuscivo a fermarmi. Mi vengono pure i capelli bianchi. Non vedo i miei genitori dal Capodanno 2020».

La sua famiglia si rintana in cantina, senza più wi-fi, e messaggia con i Giga rimasti nel telefono. Il cibo, stando alle sue informazioni, ci sarà ancora per cinque giorni. «Mezza città – racconta – non ha corrente. I supermercati sono distrutti e quelli del mio paese, Balaklija, li hanno svuotati». E allora, per non far morire di fame la sua famiglia e il resto della città, Daryna ha ideato un gruppo Telegram con le sue connazionali di Torino. Dottoresse, manager, desinger. “Donne coraggio” in prima linea, dal capoluogo piemontese, per aiutare gli altri ucraini. Nella prima linea reale, invece, ci sono i cugini di Daryna: Roman e Aleksandr. Si sono arruolati nell’esercito di Zelensky, volontari, per combattere i russi. «Li sento pochissimo. Mi dicono solo “sto bene”, ma non dove si trovano. Temono che i russi intercettino i messaggi».

Nel frattempo, il suo cellulare continua a riempirsi di foto e video. Un missile nella casa di un’amica, un convoglio di carri armati russi entrati a Balakija. «Me li ha mandati mia cugina – dice -. Si sente la gente che insulta i russi. Gli urla: “coglioni, andate via!”». Presto, si spera, arriveranno gli aiuti. «Un camion è già partito. Ora ne partono altri due. Ho amici volontari al confine, che prendono gli aiuti e li portano a Kharkiv e Kiev». Nonostante tutto, Daryna non ha smesso di lavorare. «Ero a un matrimonio in via Corte d’Appello. Alle 11 mio padre mi ha scritto: “Stanno bombardando”. Piangevo, ma ho finito il lavoro». E una volta uscita, è andata alla manifestazione per la pace. Non se ne perde una. «Noi ucraini non ci piegheremo. Lotteremo fino alla fine per la nostra indipendenza. Ma l’Italia deve aiutarci».

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