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Il Borghese

Che colore ha la vergogna?

«Io se chiudo non riapro più». Me lo ha ripetuto ancora la scorsa settimana, in uno degli ultimi pranzi domenicali predecreto, la signora Lucia, titolare e cuoca del mio ristorante abituale. Non vorrebbe chiudere, Lucia, anche se già qualche anno fa aveva tirato giù la serranda, convinta di andare in pensione e poi, causa legge Fornero, si è ritrovata a riaprire. Buon per noi clienti e per tutto il paese. Ma questa volta cosa accadrà? Nel momento in cui scriviamo queste parole, ci sono già commercianti e ristoratori che stanno abbassando la serranda senza sapere se potranno rialzarla. Perché nel momento in cui la giornata tramonta, tra governo e Regioni non sono ancora riusciti a ufficializzare la mappa delle zone rosse, arancioni e gialle (all’inizio erano verdi, poi hanno fatto dietrofront per non dare l’impressione che ci fossero aree “sane” nel Paese). Si chiedono sacrifici enormi ai cittadini e ai contribuenti, poi non si è in grado di dare loro risposte diverse dall’obbligo di mettersi in attesa del verbo del premier Conte in un’alt ra puntata delle sue comunicazioni agli italiani. Qualcuno probabilmente scoprirà solo questa mattina, con assoluta certezza, magari leggendo questo giornale in cui abbiamo cercato di rispondere ad alcuni quesiti, cosa potrà o non potrà fare. Da un lato c’è un governo che impone misure che non era troppo convinto di prendere. Dall’altra, amministratori locali che hanno paura di mettere la faccia sulle stesse decisioni impopolari ma inevitabili che impongono al governo di prendere. Salvo poi tornare a discutere, nel giorno in cui si attendeva la firma delle ordinanze ministeriali, per cambiare la valutazione del territorio, aggrapparsi a delle proiezioni matematiche e ribadire che l’indice di contagio non è l’unico fattore, ma anche per lamentarsi di vedersi riconosciuta poca autonomia: quella stessa che avrebbero dovuto utilizzare meglio magari proprio nella gestione della sanità. E così alla fine si arriva a un altro rinvio, almeno per le misure più restrittive nelle aree rosse e arancioni, alla giornata di venerdì, in un braccio di ferro che continua. In Inghilterra e Germania quando hanno annunciato il secondo lockdown hanno fissato una data, dando tempo ai cittadini di prepararsi. Qui, evidentemente, non gli si riconosce neppure questo diritto. Ma gli errori si pagano sulla nostra, di pelle.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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