violenza sulle donne
Il Borghese

Codice rosso

Codice rosso è un’espressione che non mi piace. Parlo del nome che è stato dato alla nuova legge per le vittime di violenza, di stalking, di persecuzioni. In pratica, prevede che le denunce di questo genere vadano consegnate subito in Procura e che nel giro di tre giorni un magistrato senta la parte lesa. “Codice rosso” quindi sarebbe un bollino, una sorta di priorità da apporre a queste denunce, richieste d’aiuto. Ma a me non suona così. A me evoca una ambulanza a sirene spiegate verso un ospedale.

E alle volte è già troppo tardi. Ecco, direi un’emergenza anziché una priorità. Purtroppo non esistono ricette di prevenzione, diciamo così, soprattutto se termini come rispetto, educazione, convivenza, accettazione, amicizia, persino amore, sono divenuti reliquie polverose. Ma voi ve lo immaginate di rieducare un individuo come questo che ha bruciato viva la sua ex? Parlare con gente che rimugina il proprio tarlo tra sé e sé, vigliacchi irosi con le mutande sporche e la pancia gonfia di birra, la bava alla bocca pensando a piani di vendetta assurdi, incoraggiati magari da altri subumani che tra social e discorsi maschilisti non mancano mai. Secondo voi si ragiona con gente così? Anzi, alle volte ho la sensazione che il processo sia una specie di medaglia per certi individui, cui una denuncia spesso fa scattare un interruttore fatale. Allarme rosso, ecco questo sì. Ma le mie sono perplessità inutili. Perché a dispetto di tutte le donne uccise, colpite, ferite, oltraggiate, annientate, il Parlamento non ha ancora ritenuto opportuno discutere “Codice rosso” che il Consiglio dei ministri ha approvato a novembre. Come dicevo prima, sempre emergenze, mai priorità.

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